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Scopri le Vie del Viandante

Gli itinerari descritti in Guida al Sentiero del Viandante fanno parte della più vasta rete denominata “Le Vie del Viandante”, valorizzata da un progetto europeo con partner italiani e svizzeri e coordinato dal Comune di Lecco, con l’obiettivo di promuovere una rete di percorsi storici transfrontalieri che collegano l’Italia e la Svizzera.

Il Sentiero del Viandante

Il cuore della guida è il Sentiero del Viandante, il celebre itinerario escursionistico che corre a mezzacosta lungo la sponda orientale del Lario. Il Sentiero deve la sua origine all’opera di Pietro Pensa, storico locale nato a Esino Lario, che dedicò i suoi studi alla ricostruzione della viabilità terrestre del ramo lecchese del lago di Como. A partire dalla fine degli anni Settanta del secolo scorso, l’attenzione degli esperti del settore si è focalizzata sull’intrico di mulattiere e stradelle che solca il fianco delle montagne, cercando in esse le tracce degli antichi romani e dei viandanti medievali. Pensa rilesse il territorio lariano individuando le numerose cave di pietre pregiate e di minerali e le vie di comunicazione che storicamente avevano consentito il trasporto dei materiali estratti verso la pianura di Milano e verso il Nord Europa. Gli studi che ne seguirono misero in luce sul territorio numerose fortificazioni che proteggevano le vie di accesso alle valli più interne, ricche di materie prime, e un fitto sistema di strade tortuose ma capillari, adattate all’orografia.

Dopo più di quarant’anni, l’analisi sulla viabilità storica di queste valli non si è ancora interrotta e ha messo in risalto un sistema sviluppatosi a metà strada fra la costa del lago e le vette, unendo i nuclei di
case sparsi lungo la sponda. Questo ha consentito per secoli lo spostamento di merci e di persone sia a livello locale sia sulle rotte di lunga percorrenza, sebbene la via d’acqua abbia sempre mantenuto un ruolo predominante.
L’impronta dei romani è ben documentata soprattutto nelle fortificazioni lungo il lago, ma le loro tracce si fanno più labili quando si analizza la viabilità. Tuttavia, a partire dal XV secolo, iniziamo ad avere le prime notizie di una strada che segue questa sponda del Lario ed è consigliata ai pellegrini romei come alternativa per evitare Bellinzona, flagellata dalla peste. I documenti storici fra il XVII e il XIX secolo testimoniano la presenza di una via che prende alternativamente il nome di “Strada della Riviera”, “Via Regia” o “Via Ducale”, costituita probabilmente dal concatenamento di molteplici tratti di mulattiere talvolta impervie. Con l’Ottocento, però, le cose cambiano radicalmente e la via di mezzacosta viene abbandonata in favore della strada militare per lo Stelvio, una grande carrozzabile perilacustre che, da Milano, risaliva fino ai passi alpini transitando da Lecco e Colico.
Nel 1992, sull’onda degli studi di Pensa e dell’interesse per la valorizzazione del territorio in chiave escursionistica, nacque infine il Sentiero del Viandante, con la realizzazione del percorso, tabellato dalla Pro loco lariana con le belle frecce rosse/arancioni che ancora oggi guidano il camminatore verso la sua destinazione.

Il Sentiero di Leonardo

La diramazione meridionale che unisce Milano a Lecco corrisponde al tracciato del Sentiero di Leonardo, un percorso strutturato all’interno del progetto “Le Vie del Viandante” in occasione del cinquecentenario della morte di Leonardo da Vinci. Questo cammino segue il tracciato del Naviglio della Martesana, da Milano fino alla confluenza con l’Adda a Trezzo sull’Adda, toccando molti paesi ricchi di storia. Da Trezzo il Sentiero si dirige poi verso nord, seguendo il corso del fiume fino a raggiungere Lecco. Il geniale ingegnere, artista e inventore Leonardo Da Vinci è una figura emblematica legata al territorio attraversato dall’Adda. Il camminatore che percorre il Naviglio della Martesana e risale il corso del fiume ne troverà menzione in più luoghi, perché Leonardo fu più volte ospite di Giovanni Melzi, consigliere di casa Sforza, presso il castello di Vaprio fra il 1508 e il 1513. Francesco Melzi, figlio di Giovanni, divenne uno dei più brillanti allievi di Leonardo, nonché suo erede e curatore di due opere che ci hanno permesso di conoscere la genialità del Maestro: il Trattato della Pittura, conservato presso la Biblioteca Vaticana, e il Codice Atlantico, che raccoglie presso la Veneranda Biblioteca Ambrosiana un migliaio di schizzi e appunti su svariati argomenti. Uno dei luoghi di cui rimane traccia più viva nell’opera leonardesca è un tratto del fiume Adda situato poco a monte della chiesa della Madonna della Rocchetta, noto come i Tre Corni, il cui paesaggio fu di ispirazione per lo scenario della Vergine delle Rocce, commissionato al Maestro da Ludovico il Moro nel 1483.

La Via Francisca e la Via Spluga

Il prolungamento ideale del Sentiero del Viandante verso l’Oltralpe coincide con altre due vie storiche: la Via Francisca e la Via Spluga. La Via Francisca attraversa il Piano di Chiavenna e costituisce l’antico prolungamento della Via Regina, che correva lungo la sponda occidentale del lago di Como verso l’alto Lario. Il percorso è costituito dall’unione di stradelle e mulattiere che, dai paesi di fondovalle, raggiungono piccoli centri abitati sparsi a mezzacosta. Percorrendo la sponda destra del fiume Mera si attraversano piccoli tenaci vigneti e imponenti castagneti, in un contesto naturale di grande fascino. La Via Spluga ripercorre in circa 65 chilometri l’omonimo storico percorso che, per secoli, ha collegato Thusis, nei Grigioni, con Chiavenna. Pur essendo una delle principali vie di comunicazione fra l’Italiae la Svizzera, è sempre rimasta una strada molto pericolosa, soprattutto in presenza di neve, e percorribile solo a piedi. Lo scrittore Ludwig Emil Grimm la percorse nel 1817 e ci lasciò questa descrizione: “Abbiamo cavalcato per gole così profonde che spesso sembrava notte, e al lato dello stretto sentiero c’erano profondità immense. Non posso dire quanto la strada sia interessante per un pittore: c’è tutto quello che si può vedere di grandioso, di terrificante, di pauroso”. Caduta in disuso dal punto di vista commerciale a causa della costruzione del traforo del San Gottardo, più sicuro e percorribile in ogni stagione, la Via venne recuperata quale itinerario escursionistico grazie al lavoro di Kurt Wanner, che, nel 2000, ne pubblicò la prima guida in lingua tedesca.

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