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Filosofia per bambini. Conoscere se stessi e il mondo

Con il progredire della stagione autunnale, le giornate più “corte”, il clima più freddo… i viaggi estivi si allontanano sempre più, trasformati in racconti con cui stupire i compagni o in ricordi da custodire premurosamente in attesa di nuove, emozionanti vacanze.
Le esplorazioni dei bambini si trasferiscono in classe, nei pomeriggi di gioco con gli amici, ma non per questo si fanno meno intense. E allora, sull’onda della loro curiosità, del desiderio di capire oggetti e situazioni, perché non approfittare dei primi mesi di scuola per porci una delle domande più filosofiche che esistano, e chiederci, insieme ai più piccoli: che cosa conosciamo?
L’astrazione e la complessità racchiuse in questo interrogativo non devono spaventare: un passo dopo l’altro, la ricerca si affinerà e la direzione dell’indagine diventerà via via più chiara.
Innanzitutto, potremmo partire da un oggetto tanto a portata di mano quanto misterioso e inafferrabile: noi stessi. E domandare: ci conosciamo? Che cosa conosciamo di noi?
Una prima risposta farà riferimento alla nostra storia, alla collezione – più o meno lunga a seconda dell’età – delle esperienze, delle amicizie e relazioni, degli eventi che hanno modellato la nostra vita fino a quel momento. Saremo quindi tentati di parlare del passato o delle aspirazioni che nutriamo per il futuro (si veda l’articolo precedente su “il tempo”). Ma, se proviamo a concentrarci su una sola giornata, se consideriamo un orizzonte più limitato, la risposta diventa ancora più sfuggente. Cambiamo così spesso, nell’arco di un giorno, o anche soltanto di un’ora…! A volte basta pochissimo perché ognuno di noi si senta una persona completamente diversa, triste dopo essere stata allegra fino a un attimo prima, o soddisfatta quando invece era invidiosa o arrabbiata.
Ci conosciamo? è un albo che, fin dal titolo, appare perfettamente in linea con la nostra ricerca e accompagna il lettore alla scoperta di “sentimenti, emozioni e altre creature”, come recita il sottotitolo. Senza separare le emozioni, immediate, a fior di pelle, dai sentimenti, più complessi e sfaccettati, ogni doppia pagina li presenta nella veste di creature buffe e pelose. Ognuna di queste creature, poi, è impegnata in un’attività che la contraddistingue e la rende subito riconoscibile: la gratitudine, con gli occhi chiusi e un’espressione serena, è intenta a sferruzzare un maglione caldo e confortevole, qualcosa che riscaldi il cuore proprio come quando si sperimenta il sentimento che rappresenta. Il terrore, invece, è ben nascosto, chiuso dentro una lattina sotto un armadio, e osserva il mondo da un minuscolo spiraglio nel timore di uscire allo scoperto.

La scelta delle autrici di Ci conosciamo? è quella di non puntare né soffermarsi sulla differenza tra le emozioni – pulsioni a cui resistere è quasi impossibile – e i sentimenti, che intervengono per renderle più comprensibili, danno loro una forma e si coltivano nel tempo. Piuttosto, le tavole e la narrazione sono fatte per stimolare anche nei più piccoli la capacità di identificarsi immediatamente nelle strane creature che popolano le pagine, attraverso la scelta dei gesti, della postura e dei dettagli che le caratterizzano.
Sfogliando il ricco catalogo proposto da questo albo, alcune domande sorgono spontanee: quante emozioni e quanti sentimenti conosciamo? Ce ne sono alcuni che sperimentiamo più spesso, che ci sono familiari?
Lasciandosi ispirare dalle suggestioni lievi e, allo stesso tempo, profonde contenute in Ci conosciamo?, ciascun bambino potrà raffigurare a sua volta i sentimenti e le emozioni che abitano dentro di lui, dando loro la forma più adatta e che sembra più calzante. Il confronto tra i vari disegni, poi, permetterà di individuare i diversi aspetti e le sfumature colte da ognuno, arricchendo così la discussione. La sfida diventerà ancora più interessante se si chiederà ai bambini di rappresentare il coraggio, la solitudine o la gentilezza senza prendere spunto dall’illustrazione corrispondente, ma facendo leva sulla loro immaginazione, sulla sensibilità e sul modo in cui ciascuno di loro vive le proprie emozioni e sentimenti.

Un’indagine sugli oggetti del conoscere, però, non può accontentarsi di riflettere e discutere su ciò che è dentro di noi, ma deve prendere in considerazione anche il mondo che ci circonda. Tanti spunti su questo ci potranno venire dalla lettura di Se chiudi gli occhi, un albo a due voci capace di esplorare la realtà in modo insolito, alternando collage dai colori brillanti a illustrazioni poetiche e suggestive. Mette in scena un dialogo tra due fratelli che non riescono a trovare un accordo: se il primo descrive oggetti, animali e persone con frasi che risultano subito familiari, il secondo… ci stupisce. Per lui anche un oggetto quotidiano come un albero non è una pianta alta e piena di foglie, bensì un palo grosso che sbuca dal terreno e canta.

La lampadina non viene presentata come qualcosa che illumina, ma come una pallina liscia che scotta, un oggetto che è meglio non toccare.

Pagina dopo pagina, il lettore scopre che non sono tanto le cose descritte a essere diverse, quanto i punti di vista dei due fratelli che individuano di volta in volta un aspetto differente. Il primo le presenta descrivendole così come appaiono a colpo d’occhio, sottolineandone il colore e la funzione (come nel caso dell’orologio che, dice, serve a sapere che ore sono). Il secondo propone una definizione inedita indicandone la forma, l’odore, i rumori. Ed è per questo che l’orologio diventa un cuoricino racchiuso in una scatola, mentre la luna viene identificata con lo stridio notturno dei grilli.

Ma come può esistere una simile differenza se si parla degli stessi oggetti, e se il mondo in cui vivono i fratelli è lo stesso?
E, soprattutto, chi dei due ha ragione?
La risposta è suggerita già dal titolo ed è un invito a descrivere la realtà sperimentando nuovi punti di vista, esplorandola con tutti e cinque i sensi e non solo con la vista. Incoraggiare ciascun bambino a chiudere gli occhi significa incoraggiarlo a scoprire modi diversi di percepire il mondo e permettergli di avventurarsi in descrizioni fantasiose che mettano in luce gli aspetti inediti anche degli oggetti più comuni. La realtà potrà così apparire in tutta la sua ricchezza, esattamente come nelle illustrazioni dell’albo che conciliano i punti di vista dei due fratelli: è nell’incontro con l’altro, infatti, che la descrizione del mondo proposta da chiunque, bambino o adulto che sia, si fa più completa. Ed è nella somma delle diverse descrizioni, in cui ciascuna si sofferma su alcune caratteristiche, su una serie di aspetti, che il quadro complessivo acquisisce più sfumature e diventa autentico.

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Curiosi, senza freni, spesso imprevedibili: per i piccoli non esistono domande sbagliate e la filosofia è proprio per chi non ama le risposte facili. Ecco le mie proposte per interrogarsi e riflettere insieme ai bambini a partire dagli albi illustrati.

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