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Il flop dell’ordinanza anti-dormitori

In via Padova solo un cittadino su sei si è autodenunciato. “Avvocati per niente”: impugneremo le multe.

Lunedì 2 maggio – Le chiamano ordinanze anti-dormitori, dovrebbero essere una risposta alla voglia di sicurezza della popolazione, ma i milanesi le ignorano. Nei quartieri di via Padova, Sarpi, Corvetto-Lodi e Imbonati-Comasina vige da circa un anno l’obbligo per i residenti di presentare al comando locale dei vigili urbani una scheda in cui devono mettere nome, cognome e numero delle persone che abitano nello stesso alloggio. Secondo il vice sindaco di Milano Riccardo De Corato le schede finora presentate sono state 6.803. Un’inezia. Prendiamo solo via Padova e le 26 vie limitrofe su cui è valida l’ordinanza anti-dormitorio: i residenti sono circa 20mila, se ipotizziamo per ogni famiglia tre persone, le schede dovrebbero essere almeno 6.600, quasi quante invece ne sono state raccolte in tutti i quattro quartieri interessati ai provvedimenti. Il 29 settembre 2010, in un comunicato stampa Riccardo De Corato ha scritto che in via Padova le schede presentate erano 1.325: quindi solo una famiglia su sei ha obbedito.

Oltre che ad essere un flop, le ordinanze contro i dormitori abusivi sono anche anticostituzionali, secondo l’associazione Avvocati per niente, che annuncia un ricorso contro le multe di 450 euro finora arrivate ad alcuni cittadini che non hanno presentato la scheda. Il 7 aprile la Corte Costituzionale ha infatti bocciato l’opportunità per i sindaci di adottare ordinanze speciali sulla sicurezza, se non per casi eccezionali e a tempo determinato. “Certamente tra questi non rientra la pretesa ridicola di ottenere un’autodenuncia dall’inquilino per riferire dei dati, tra cui ‘l’esatta ubicazione dell’immobile’ di quali il Comune può già disporre”, sottolinea Alberto Guariso, presidente dell’associazione. Chi allestisce un dormitorio abusivo certo non si autodenuncia. “Il cittadino onesto che invece non sa dell’esistenza dell’ordinanza rischia di subire sanzioni onerosissime, come in effetti è già accaduto -aggiunge Alberto Guariso-. Per questo faremo ricorso per le multe già comminate e impugneremo la proroga delle ordinanze (siamo già alla quarta, ndr)perché non rispetta la pronuncia della Corte Costituzionale”. 

In via Padova le multe sono arrivate per ora a caso, andando a colpire chi ha la residenza o comunque un contratto d’affitto e pertanto è rintracciabile. Al civico 275 (nella foto) sono arrivate per esempio tutte insieme: 16 verbali da 450 euro l’uno. Nella Corte d’America, così in quartiere viene chiamato questo cortile di case di ringhiera, ci abitano ormai solo stranieri. Chiedo a una coppia di latino americani se sapevano dell’ordinanza. Mi guardano smarriti. “Non so nulla. Abitiamo qui da poco. Magari domani andiamo dai vigili”, mi dice la ragazza. Altrove le multe non sono arrivate. “La scheda? Non l’ho presentata perché in realtà nessuno ci ha comunicato che dovevamo farlo -spiega Massimo, residente nei pressi del centro islamico-. Nemmeno dall’amministratore di condominio è arrivata una comunicazione”. Sul sito del Comune le ordinanze ci sono, ma bisogna sapere che esistono per trovarle.

Nell’ex Jolly Inn di via Cavezzali 11, trasformato in 190 mini appartamenti, l’ordinanza anti-dormitori è invece affissa all’entrata. Su questo palazzo il Comune ne ha emanata una specifica, perché è ritenuto un condominio a rischio. Hanno compilato la loro scheda 176 famiglie. Per due volte, però, i vigili urbani hanno controllato a tappeto i monolocali, trovando 12 stranieri senza permesso di soggiorno. Di uno di questi controlli vi ho già raccontato nel post dell’8 febbraio. L’aspetto paradossale è che alle sette del mattino i vigili urbani hanno bussato anche a chi la scheda l’aveva presentata, suscitando non poche proteste. “Non capisco perché abbiano agito in questo modo -mi ha detto quella mattina Pina Cortese, una delle residenti italiane dell’ex Jolly Inn-. Ho consegnato tempo fa ai vigili il mio modulo e ora sono venuti a chiedermi se l’ho presentato? Dovesse sentire in che modo hanno bussato!”.

Di me tempo fa ho scritto: "Cammino molto e sono un giornalista. Le due cose si sposano bene, perché mi piace l'idea che un giornalista debba consumare le suole delle scarpe". Ora giro per Milano anche in bici e quindi consumo pure i copertoni. Scrivo su Redattore Sociale e mi trovate su Facebook.

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