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La gioia della prima neve

peter nella neve

Cielo grigio e plumbeo, aria fredda, pungente. Quasi mi sembra di sentirlo l’odore che preannuncia l’arrivo imminente della neve. Da adulti ormai sappiamo riconoscerne alcuni segnali o, più banalmente, consultiamo il meteo. Ma come sarà stato il nostro primo incontro con la neve? Quali emozioni avrà suscitato in noi scorgere quei fiocchi ghiacciati cadere dal cielo e  veder “scomparire” i colori del mondo sotto quel manto bianco? E come avremo reagito mentre affondavamo le nostre piccole mani, magari senza guanti, nei primi centimetri gelidi depositati a terra? A meno che non sia avvenuto quando si era grandicelli, è impossibile averne memoria. Se non attraverso i racconti di mamma e papà che, per cristallizzare il momento, avranno scattato magari qualche foto.

Ezra Jack Keats con “Peter nella neve” ci mostra proprio quell’incanto e l’innocenza dell’infanzia in un momento di scoperta. La gioia della prima neve.

“Un mattino d’inverno
Peter si svegliò e guardò fuori dalla finestra.
Durante la notte aveva nevicato,
la neve copriva ogni cosa,
fin dove Peter riusciva a guardare.”

Una mattina come tante, Peter guarda fuori dalla finestra…. e la meraviglia riempie i suoi occhi: quella stessa meraviglia che riempie gli occhi di ogni bambino alla vista del mondo ricoperto dalla neve, e che porta con sé l’irresistibile frenesia di uscire. Così, dopo aver fatto colazione, si infila nella sua tutina rossa ed esce, pronto ad esplorare la sua città, che ora appare tanto diversa da quella che conosce.

“Crick crock crick crock…
I piedi di Peter sprofondavano nella neve”

Il suo incontro con questo candido mondo ovattato è in solitaria, inizialmente quasi timido e curioso fatto da impronte e tracce di piedini, da un bastoncino con cui scrollare dai rami degli alberi la neve che immancabilmente

   “plof! Cadde proprio sulla sua testa”

Ma più Peter si immerge e prende confidenza con la città innevata, più il suo gioco si fa coinvolgente, appassionato e libero. Palle di neve, pupazzi sorridenti, angeli, arrampicate e scivolate, la gioia e lo stupore di un bambino per una semplice, ma indimenticabile, giornata.

Prima di rientrare a casa, dove la mamma lo aspetta per un bagno caldo e il racconto delle sue avventure, Peter raccoglie una manciata di neve: la appallottola e se la infila in tasca, insieme al desiderio che la magia di questa giornata non finisca mai.

“Prima di andare a dormire, guardò nella tasca della sua tutina.
Era vuota. La palla di neve non c’era più. Peter si sentì molto triste.
Quella notte, sognò che il sole aveva sciolto tutta la neve.
Ma quando si svegliò il sogno svanì:
La neve era ancora dappertutto.
Anzi, ne stava cadendo di nuova!”

“The Snowy Day” (titolo in lingua originale) è ormai un classico della letteratura statunitense. Keats illustratore e, per la prima volta  con questo albo anche scrittore, nel 1962 rivoluziona la letteratura per l’infanzia e il suo personale stile illustrativo, vincendo l’anno successivo il più prestigioso premio americano dedicato agli albi illustrati, la Caldecott Medal.

L’elemento sensazionale e innovativo è stato scegliere di raffigurare come protagonista del racconto un bambino afroamericano, senza che questa caratteristica abbia particolare rilevanza all‘interno del testo; decisione di grande impatto nella società americana di inizio anni ‘60 . È tra i bambini, però, che l’influenza positiva di Peter si è resa visibile: i loro disegni che hanno iniziato a popolarsi di bambini non più rappresentati solo con il colore rosa (neri o bianchi che fossero)  ma anche con il marrone, a testimoniare che “vedersi, ritrovare se stessi, nei libri, significa provare un senso di appartenenza”.

Anche lo stile illustrativo si colloca in una dimensione del tutto innovativa. Una corale di diverse tecniche, dall’incisione al collage di materiali e tessuti (tra i più differenti e originali), dal disegno alla stampa dei fiocchi incisi su gomma (nelle foto, trovate quelli che con le mie mani ho voluto provare a realizzare).  Il tutto, in un perfetto equilibrio di colori vivaci, pattern fitti (come la parete della camera o i cristalli di neve) e ampi spazi in cui a predominare è il bianco.

Mia figlia (9 mesi e 7 giorni) ha già fatto conoscenza con Peter, rapita dai colori brillanti che ritrova tra le pagine, mentre la mia voce racconta.
Un libro che conserverò sullo scaffale di Caterina. Per quel mattino d’inverno in cui il risveglio, anche per lei, sarà “la gioia della prima neve”.


Maestra di scuola dell'infanzia, da poco mamma, da sempre appassionata di albi. Questo spazio è il racconto dei libri di Terre che oggi amo di più e scelgo di custodire sullo scaffale di Caterina, per quando crescerà

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