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Vivere l’estate come se ogni giorno fosse l’ultimo

l'ultimo giorno d'estate de fombelle

“L’estate è atemporale. Fa parte di tutti i ricordi e il suo odore è il più tenace, è quello che si attacca ai vestiti, è quello che cerchiamo per tutta la vita. […] L’estate riguarda tutte le età, non ha infanzia nè adolescenza”.  (Tre, Valerie Perrin, E/O edizioni)

Ed è così che che accade ne L’ultimo giorno d’estate, di Timothée de Fombelle (illustrato da Irène Bonacina, tradotto da Maria Bastanzetti).

Un albo che evoca ricordi, risveglia profumi del passato e, nello stesso tempo, ci proietta nella direzione opposta, facendoci vivere in anteprima, tramite gli occhi del giovane protagonista, emozioni nuove, assaggi di quello che sarà o potrà essere. Un racconto dolce come quella pioggia fina, dal ritmo lento, che accompagna i pensieri in certe giornate estive. Tra le pagine di questo libro possono sostare sia i nostalgici come me, sia i più giovani, che ancora non hanno visto fiorire nel proprio cuore le emozioni intense che la storia trasmetterà loro, grazie ad una narrazione dirompente. L’ultimo giorno d’estate è un albo senza età.  

A pagina 1 prendiamo il treno per iniziare le vacanze, insieme ad un ragazzo che resterà senza nome.

“Lo zio Angelo mi aspettava alla stazione. Ero l’unico passeggero a scendere dal treno, come nei film western. Mi diceva che aveva rischiato di fare tardi, ma vedevo i suoi occhi che brillavano quando mi prendeva la valigia, ero certo che mi stava aspettando sulla banchina dall’estate precedente.”


L’apertura luminosa delle illustrazioni di Irène Bonacina, illustrazioni affogate nel bianco, ci trasporta nell’inconfondibile bagliore estivo. Il linguaggio visivo, in armonia con il testo scritto, fa scivolare le pagine in una lettura levigata, un racconto in forma di diario. I racconti dell’estate diventano tutti, prima o poi, storie da raccontare al tempo passato.

Seguiamo così le piccole grandi avventure del ragazzo, che si lancia libero e spensierato dentro una stagione che sembra perpetuarsi, uguale, ogni anno. Ma qualcosa è già cambiato. La bicicletta ora è della sua misura. E qualcos’altro ancora cambierà.


L’omissione del nome del protagonista aiuta a posare lo sguardo più intensamente sui sentimenti, sui ricordi, anziché sul personaggio. Un’ode ai ricordi nati tra le onde del mare, con il sottofondo delle cicale, i giri in bicicletta e le cene con lo zio.  


Il tema del ricordo è forte e presente in più forme.  

“Lo zio Angelo non aveva mai buttato via nulla in vita sua. Non comprava niente, ma la casa la riempiva lo stesso.”

I ricordi come linee che creano il disegno della nostra vita.  Le connessioni con le esperienze belle del passato, necessarie per portare positività nel presente. Ricordi di un bianco lucente, guardiani di una vita felice. Sembra servirsene proprio così, lo zio Angelo. Per lui, l’archiviazione nella memoria dei ricordi non basta. Lui ha bisogno di toccare, guardare, sentire la loro presenza in stato materico. Nel disordine e nella collezione di libri e oggetti dello zio Angelo c’è un intero mondo. Un mondo fatto forse di paura di cambiare, di lasciar andare. Un mondo fatto di sottile solitudine che si aggrappa al velo dei ricordi. La storia dello zio Angelo non viene raccontata, ma ugualmente traspare dai dettagli che con grande finezza ritroviamo tra pagine di un libro del quale lo zio non è, di fatto, il protagonista. Lo zio Angelo è l’incarnazione letteraria di ogni silenzioso, amorevole ospite delle indimenticabili estati vissute dai nipoti.

Ci sono infiniti elementi su cui soffermarsi per ammirare la bellezza in questo albo, ma quello che più emerge è il ritrovare, fusi nella stessa pagina, stati d’animo opposti. La capacità degli autori di intrecciare il calmo con l’intenso e creare poesia. Il saper unire l’aria leggera con quella densa di emozioni, creando quell’equilibrio, bellissimo ma arduo, che rende un libro perfetto.


La narrazione rimane lineare e vaporosa, nonostante il tumulto emotivo del protagonista nella parte culminante della trama. Come un dolce velo fatto di ricordi, che avvolge lo spirito del racconto.

La scrittura nitida di Timothée de Fombelle, magistralmente tradotta da Maria Bastanzetti, accompagnata dalle illustrazioni trasparenti come un sogno lontano di Irène Bonacina, rendono questo albo un piacevole incontro per i lettori piccoli e grandi. Un libro su cui appoggiare l’anima nelle sere d’estate, per (ri)trovare emozioni, pace, bellezza, spensieratezza, affetti e amori.

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Consenso(Obbligatorio)

Studiosa di letteratura dell'infanzia e critica letteraria. Responsabile Presidio Letterario della società Dante Alighieri per l’Albania. Porto gli albi illustrati con me nelle aule universitarie, come l'esempio della più universale e potente forma d’arte.

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