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Settimana della dislessia. Una riflessione personale

dentro me cosa c'è

Tempo fa sono passato da un PC Microsoft al Mac e ho dovuto faticare un po’ per trasferire tutti i vecchi programmi sul nuovo portatile. PC e Mac hanno due sistemi operativi diversi che li rendono indubbiamente molto performanti, ma anche non del tutto compatibili tra di loro. Così, qualcuno si è dedicato a creare una moltitudine di app che permettono il passaggio di programmi e file tra i due sistemi operativi.

Prendo questa mia esperienza come spunto per condividere la mia personale riflessione in occasione della settimana della dislessia.

Se in una classe di 25 studenti 24 avessero un PC Microsoft e 1 il Mac per fare i compiti, la via più semplice per gestire il problema sarebbe quella di chiedere all’allievo con il Mac di cambiare il proprio portatile, ma la scelta non sarebbe giusta e rispettosa nei sui confronti. Questa persona, infatti, dovrebbe spendere ulteriori soldi per adeguarsi alla maggioranza quando, di fatto, dispone già di un prodotto perfettamente funzionante.

Per questo motivo l’attenzione andrebbe posta sul cercare programmi compatibili a tutti e due i sistemi operativi. Quando questo non fosse possibile, ci si attiverebbe per ricercare app che svolgano la funzione di traduttori del linguaggio informatico prevalente. Il focus, in questo modo, sarebbe quello di permettere ad ogni studente di usare al meglio il proprio portatile. Forse i detrattori del Mac direbbero che è un prodotto scadente, ma noi sappiamo che è un pregiudizio. La verità è che i due sistemi operativi sono diversi e che la maggioranza non determina ciò che è meglio, ma solo ciò che è prevalente.

Condivido con voi questa riflessione per parlare di qualcosa che mi sta molto a cuore: i Disturbi specifici dell’apprendimento meglio conosciuti come DSA. Tra i DSA la dislessia è la “figlia” più conosciuta, gli altri “fratelli” meno noti sono la disgrafia, la discalculia e la disortografia. La metafora dei due sistemi operativi è a mio avviso ricca di spunti di riflessione per comprendere come parlare di dislessia, e più in generale di DSA, non significhi parlare di difficoltà vissute da una singola persona, ma, più in generale di diversità e giustizia.

Molte testate giornalistiche hanno dedicato, in questi giorni, alcuni articoli per promuovere la conoscenza di questi disturbi e mi rendo conto che far conoscere ciò che è sotto gli occhi di tutti, ma con cui non abbiamo molta familiarità, mi riguarda.

Mi riguarda come professionista, come persona da sempre orientata a promuovere la crescita e lo sviluppo delle persone e come genitore. Nel tempo ho imparato che ciò di cui non si parla è spaventoso e preoccupante, d’altra parte è per questo che si evita l’argomento. Ciò di cui si parla, invece, è normale e parte della vita.

La dislessia e più in generale i DSA sono parte della nostra vita. Molti personaggi celebri sono dislessici. Solo per citarne alcuni in ordine sparso: Mika, Carlo Magno, Agatha Christie, Jennifer Aniston, Albert Einstein, John Lennon.

Di fatto, se consideriamo che in Italia il 5% della popolazione ha un DSA, è probabile che all’interno della tua famiglia o nella cerchia delle tue amicizie qualcuno sia dislessico e magari neppure lo sa!

Torniamo all’esempio iniziale su MAC e PC e trasferiamo la riflessione dai computer alle persone.

Se in una classe di 25 ragazzi uno è dislessico non vuol dire che è incapace, vuol dire che è “neurodiverso” cioè che ha un sistema di processare le informazioni differente. Per dirla con il linguaggio della metafora del mio esempio: il ragazzo è un Mac in un gruppo di PC Microsoft. Compito di chi lo circonda sarà, pertanto, quello rendergli disponibili delle “app” che gli permettano di tradurre la modalità di apprendimento prevalente in modo compatibile con il suo sistema operativo.

Allora smetteremo di chiamare gli strumenti compensativi offerti alle persone con DSA con l’etichetta di facilitatori e inizieremo a considerare la neurodiversità come l’opportunità di riconoscere e promuovere differenze individuali dando, con giustizia, l’opportunità ad ogni persona di esprimere il proprio potenziale (perché è questo che significa giustizia: dare a ognuno secondo le sue necessità). Scopriremo allora che la neurodiversità (o la diversità in genere) è fonte di ricchezza per tutti perché ci costringe ad uscire dal modo consueto di fare e vedere le cose per approcciare il mondo da prospettive sempre nuove.

Buona Settimana della Dislessia a tutti: ai dislessici, ai loro genitori, agli insegnanti, a quelli che non sanno di esserlo. In pratica, a mezzo mondo.

Testo di Cristiano Pravadelli. Papà, psicologo e formatore. Si occupa da anni di crescita e sviluppo lavorando come consulente e coach per aziende, associazioni e società sportive. Autore di “Genitori in campo. Crescere i figli e vincere insieme”.
Immagine in testata: Dentro me cosa c’è?, di Daniela Carucci e Giulia Pastorino

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