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Libri contro gli stereotipi di genere

25 novembre, Giornata contro la violenza sulle donne. Se ne parla sempre, eppure non se ne parla mai abbastanza. Al di là della denuncia, e soprattutto coi piccoli, bisogna lavorare sulla prevenzione, sugli anticorpi: e niente di più efficace che un libro, anche stavolta. Vi proponiamo una playlist di protagoniste femminili, storicamente esistite o personaggi di storie inventate, che abbiamo portato ai lettori nei nostri libri, e che speriamo possano essere di ispirazione per le bambine e i bambini nel loro percorso di crescita. Come Alfonsina Strada, figlia di braccianti della bassa padana che per inforcare la sua amata bici e gareggiare doveva camuffarsi da ragazzo, e fu poi la prima donna a correre il Giro d’Italia, nel 1924. O come Violetta, Olga e Aurora, che nella narrativa ragazzi 8+ portano il loro sguardo di bambine senza etichette, piene di coraggio, risorse, idee, talenti e con la capacità di lottare per quello che veramente conta.


ALFONSINA, PIONIERA DEL CICLISMO

Alfonsina Strada nasce nel 1891 in una famiglia di braccianti emiliani. La prima volta che monta su una bicicletta, deve arrampicarsi sui pedali per raggiungere la sella. È solo una ragazzina e il suo papà ha comprato una bici per uomini adulti, arrugginita e vecchia. Ma a quei tempi sono davvero pochi i bambini che possono avere una bicicletta, e Alfonsina si considera fortunata. Ben presto si accorge che le piace tantissimo scorrazzare tra le strade di campagna. A tredici anni comincia a partecipare a qualche gara, ma senza dirlo ai genitori. Ci va di nascosto. La scoprono solo quando vince e porta a casa il premio. Man mano affronta gare sempre più impegnative. Nel 1911 stabilisce il record mondiale di velocità femminile. È la prima donna a correre al Giro di Lombardia. Ma la grande impresa di Alfonsina è la partecipazione al Giro d’Italia del 1924. La sua iscrizione al Giro non viene subito accettata, perché di solito i corridori erano solo uomini. Lei insiste e alla fine il direttore della “Gazzetta dello Sport” (il giornale che organizza la gara) acconsente. Il 10 maggio alla partenza della prima tappa, Milano-Genova, il pubblico si accorge che tra i ciclisti c’è una donna. C’è chi ridacchia, chi si scandalizza e chi, pur sorpreso, prova simpatia per lei. Strada facendo Alfonsina, con il numero 72 cucito sulla divisa nera, conquista il pubblico grazie alla sua grinta e alla sua tenacia. Nelle tappe successive, al suo passaggio centinaia di persone la incoraggiano. All’ottava tappa, L’Aquila-Perugia (296 chilometri), le si rompe il manubrio, che sostituisce con un pezzo di manico di scopa. Raggiunge il traguardo con quattro ore di ritardo dal vincitore. Per il regolamento è fuori tempo massimo e viene quindi esclusa dalla competizione. Le consentono di continuare il Giro, ma fuori classifica. Alfonsina non si arrende e il primo giugno, dopo 3.612 chilometri, fa il suo ingresso trionfale al Velodromo Sempione di Milano dove si conclude il Giro d’Italia. È tra i 30 corridori che ce l’hanno fatta. Erano partiti in 90.

VIOLETTA, LA PROTETTRICE DEL GIARDINO

In fuga da un padre violento, Violetta trova un rifugio, un vero mondo magico dove essere semplicemente sé stessa. Impara però ben presto che per certe brutalità non ci sono magie che possano proteggerci. Ci sono però altri strumenti e, soprattutto, altri aiutanti che possono farci diventare le protettrici e i protettori di noi stessi.

OLGA E AURORA, BAMBINE SENZA ETICHETTE

Olga e Aurora sono le protagoniste di storie molto diverse. Il loro aspetto e i loro interessi sono diversi. Olga e Aurora si assomigliano però nella voglia di essere se stesse, senza etichette e senza paura.
Olga è una bambina che ama la scienza e ha una forte vena umoristica
Aurora è una giovane principessa che ama farsi tante domande e ha un forte senso di giustizia. E salva lei il “principe”.
Quello che le accomuna è il loro coraggio, che in ognuna ha sfumature diverse.
Olga e Aurora sono in un certo senso “bambine senza etichette”: per essere se stesse non hanno bisogno di imitare o scimmiottare un’immagine già pronta, e neppure di opporvisi o svilirla. Semplicemente sono bambine che non vogliono etichette, inutili e ingombranti, che non possono essere abbattute con parole nuove e d’effetto, parole che poi vengono consumate in fretta.
La vera conquista di Olga e Aurora è la libertà, quella che possiamo mostrare e auspicare per le nostre bambine (e bambini).
E’ la libertà di non aderire ad alcuno stereotipo per piacere e per piacersi.
La vera libertà sarà offrire ai nostri bambini la possibilità di scegliere ogni volta chi essere e come essere, senza rinunciare a qualcosa di se stessi, qualsiasi cosa sia.

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