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Intervista a Loretta Serofilli e Alberto Benevelli autori di “Più grande!”

Il loro albo, presentato quest’anno in occasione della Bologna Children’s Book Fair, con incredibile levità di tratto e narrazione passa un messaggio di saggezza dal valore universale: la sostanza conta più delle apparenze. Alberto Benevelli e Loretta Serofilli raccontano “Più grande!” e la loro esperienza di coppia autorale da ormai lunga data.

Alberto, parlaci di Loretta
Loretta ama spesso scherzare, inscenare brevi pantomime, buffissimi balletti e assumere espressioni comiche. Ha la capacità di trasformare ogni situazione in gioco. Tutte queste caratteristiche le ritrovo nelle sue illustrazioni. Sia che disegni oggetti, animali o umani io riconosco i suoi movimenti, i suoi gesti, i suoi atteggiamenti. Nel corso degli anni Loretta ha affrontato diverse tecniche cambiando segni e colori, ma le espressioni dei protagonisti rimangono le stesse. Sembrano essere avvolte da incanto, tenerezza, innocenza e comicità. A volte mi capita di proporle tematiche o passaggi complicati. Lei trova sempre un modo leggero o giocoso per risolverle. Riesce a stemperare i temi più severi.

Loretta, ci racconti di Alberto?
Alberto è sempre immerso in un mondo suo. Sembra sempre con la testa nelle nuvole, nel vento e nella pioggia. E’ un sognatore che ascolta. Ho l’impressione che le parole che scrive gli nascano dal profondo, senza costrizione. E’ molto determinato, tenace e generoso. Insieme, a turno siamo sole e luna, un’unità che si incontra sul confine. Non esiste un luogo preciso dove “lavora” perché Alberto ha sempre una parte che pensa e sogna: ogni posto è un potenziale posto di lavoro. Mi ha sempre incuriosito il suo percorso di nascita delle storie. Mi dice che le idee gli nascono nella pancia come immagini. Da lì cominciano a chiedere udienza in modo sempre più insistente. In questi momenti chi lo vede e non lo conosce potrebbe pensare che sia perso. In realtà è in attesa della parola che esprima quell’immagine. “E’ molto difficile” mi dice, poi scrive foglietti indecifrabili e li attacca alle pareti. Sarà quell’annotazione a chiamarlo. Il tempo di attesa può durare molto e varie idee possono sovrapporsi. Non tutte le annotazioni diventano storie. Ma, quando succede è una vera magia: le parole ritornano ad essere immagini nei libri.

Parlateci di “Più grande!”: com’è nata l’idea e come l’avete realizzato.
Alberto: “Più grande!” si può dire che si è fatto da sé. Sapeva che stavo cercando un’idea da molto tempo e un giorno ha bussato alla mia porta e si è presentato: “Sono io quello che stai cercando”. Devo dire che non ero molto sorpreso. Tutti i miei racconti arrivano in questo modo. Posso inseguirli per mesi o anni senza raggiungerli poi, quando sono stanchi di scappare si costituiscono. Si presentano spontaneamente, inaspettati e praticamente completi. “Più grande!” ha sicuramente radici nella mia esperienza di bambino. Fin da allora ho sempre amato le cose piccole e semplici anche se, in quanto piccole, sono difficili da individuare e da decifrare. Ancora più difficile è riconoscere il loro valore. Da millenni i grandi Maestri le indicano come elementi essenziali per raggiungere la serenità o, meglio ancora, la felicità. Se ho coltivato il sogno e la passione di raccontare storie lo devo a loro. Alle cose piccole e semplici.
Loretta: Per “Più grande!” avevo pensato ad immagini molto più grandi del solito. In realtà, dopo varie prove, mi sono ritrovata, con grande sorpresa, a realizzare illustrazioni piccolissime, molto più piccole delle dimensioni proposte nel libro. È bizzarro, ma a libro ultimato, mi rendo conto che il percorso fatto è proprio quello suggerito dalle parole della storia: andare oltre le apparenze per capire i propri sogni e cercare il modo di realizzarli con quello che si è e si ha in quel momento.

Siete legati, per motivi diversi, a due eventi molto importanti per chi si occupa e ama il mondo dell’illustrazione: Sarmede e Fiabesca. Ce li raccontate?
Loretta: Fiabesca è nata dalla nostra necessità di comunicare. Abbiamo ideato e curato questa mostra per diversi anni con l’obiettivo di creare un punto d’incontro tra arte, libro, bambini e adulti. La numerosa affluenza di pubblico, fuori da ogni aspettativa, ha testimoniato il raggiungimento dei nostri intenti. Il lavoro dell’autore e dell’illustratore è molto solitario. Della solitudine e del silenzio si ha necessità ma è, allo stesso tempo, importante ricercare momenti magici con gli altri. Mantenere il contatto col pubblico, coi giovani lettori e gli insegnanti è molto stimolante per l’energia che si crea, che si riceve e che si dona. Inoltre “Fiabesca” è servita a ravvivare e consolidare un’amicizia tra tanti autori e illustratori incontrati sul nostro cammino. Ancora adesso, dopo tanti anni, ci ritroveremo in ottobre ad esporre insieme a Seregno (MI) nella rassegna “Fantastiche matite” per celebrare il ventennale della scomparsa del comune Maestro. In un mondo spesso segnato dall’isolamento, dal sospetto e dalla diffidenza questo non è poco!
Sarmede. L’incontro con Sarmede e Stepan Zavrel è stato uno degli episodi più significativi della mia vita. “Un sogno che può essere realtà”: questa è l’idea che mi hanno comunicato subito. Insieme hanno dato vita a idee mai realizzate prima: la mostra internazionale e la scuola di illustrazione. Idee uniche e geniali che hanno portato Sarmede a diventare una meta imperdibile nel percorso artistico di chi vuole diventare creatore di libri illustrati. Anche noi, per questo e altro siamo finiti lì. Stepan Zavrel, il Maestro. Fra tanti, Stepan Zavrel è stato il mio vero grande Maestro. Mi ritengo molto fortunata di averlo conosciuto. Questo incontro è stato straordinario perché mi ha spalancato la porta sul mondo in cui abitano i sogni. Avere avuto l’opportunità di guardare il Maestro lavorare e di ascoltarlo è stata un’esperienza magica. Le sue parole mi incantavano. Ho riempito un quaderno con indicazioni e frasi: ero molto entusiasta! Il rapporto con Stepan non è sempre stato facile. Per nessuno. Ma la sua parte solare, sempre in volo, era un’esperienza unica per un’allieva che volesse diventare illustratrice.

Alberto: Con assoluta certezza posso considerare Sarmede come la mia Itaca: il ritorno al mondo dell’infanzia dopo un’assenza di anni. In particolare l’incontro con Stepan Zavrel ha squarciato un velo dai miei occhi e segnato l’inizio di una lunga appassionante esperienza. Ideare la mostra “Fiabesca” è stato automatico. Quando ricevi sei portato a dare.

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