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Claudia Valentini, traduttrice di Alice nel paese delle meraviglie

claudia valentini

Quanto è importante, la traduzione, nei libri? E quanto, se poi si tratta di un’opera riconosciuta come classico della letteratura per l’infanzia?
Ne parliamo con Claudia Valentini, traduttrice dell’opera di Lewis Carroll Alice nel paese delle meraviglie, appena pubblicata con il testo in edizione integrale e le illustrazioni di Valeria Docampo.

Claudia, dicci come è andata quel giorno che qualcuno ti ha cercata per tradurre un classico universale come Alice nel paese delle meraviglie.

Ricordo benissimo il momento preciso. Era primavera e io ero fuori a fare una passeggiata con il mio cagnolino. Eravamo all’angolo di una via, io volevo andare dritta e quel testardo del mio cane voleva andare a sinistra. In quel momento di stasi sento il cellulare vibrare in tasca. Lo tiro fuori e vedo la mail di un editor di Terre di mezzo, che mi proponeva la traduzione di Alice. Credo di essere rimasta immobile per almeno un minuto con gli occhi fissi e increduli sullo schermo del cellulare. Ero felicissima. Ma già sulla strada di ritorno verso casa, mi è salita dentro una gran paura di non essere all’altezza. Nel corso dei miei studi sulla traduzione della letteratura per ragazzi avevo avuto modo di lavorare su diversi brani di Alice e di testarne la difficoltà. Dovermi occupare dell’intero libro però era cosa diversa, mi riempiva di entusiasmo e, al tempo stesso, di terrore. Allora mi sono messa a studiare le varie edizioni che sono uscite in Italia nel corso degli ultimi decenni e, piano piano, sono andata alla ricerca della “mia” voce.

Cosa ha significato per te questo libro? A che età l’hai letto da bambina?

Credo di aver letto questo libro intorno ai 6-7 anni. Avevo un’edizione illustrata della Disney, quindi non l’originale. Rispetto ai primi albi illustrati che avevo iniziato a leggere da sola, quel libro mi sembrava già lunghissimo e da grandi. E quindi con l’orgoglio che mi caratterizzava dovevo assolutamente riuscire a leggerlo tutto da sola. E così fu. Ero affascinata da quel vestitino azzurro, anche se non riuscivo proprio a capire cosa fosse quella specie di grembiule bianco che c’era sopra. E niente, il dubbio mi è rimasto a lungo.

Soltanto da adulta, poi, e una volta intrapresi gli studi di traduzione, ho riletto il lavoro integrale, sia in lingua originale sia in traduzione, cominciando ad apprezzarne i vari livelli di lettura e la genialità del suo autore. Da quel momento in avanti poter tradurre Alice è entrato di diritti nel mio cassetto dei sogni. E finalmente si è realizzato.

Dicci qualcosa del processo che ti ha vista impegnata nella traduzione: da dove hai cominciato, quanto ti ci è voluto, elementi di particolare complessità, cose andate molto lisce…

Dunque, come dicevo, per prima cosa ho studiato diverse edizioni italiane di Alice, oltre ovviamente all’originale. Poi ho messo tutto da parte e sono partita alla ricerca di una mia voce che pur tenesse conto dello splendido lavoro fatto dai miei colleghi nel corso del tempo. È stato un viaggio divertente ed estenuante al tempo stesso, che mi accompagnava in ogni momento della giornata. Spesso le soluzioni migliori mi sono venute mentre facevo tutt’altro pur continuando ad avere la testa ad Alice: le passeggiate con il cane, la spesa, una corsetta oppure mentre cucinavo o guardavo un film.

Sono avanzata sempre in punta di piedi consapevole dell’immenso rispetto che dovevo al testo e la famosa “sindrome dell’impostore” non mi ha lasciato nemmeno per un momento. Però in qualche modo sono arrivata viva alla fine. Tutto il libro è in realtà una sfida perché si basa su una concatenazione di giochi di parole, filastrocche e nomi parlanti, e ricrearla non è stato semplice. Mi sono però divertita tantissimo. Giravo per casa recitando i versi per scovare quelli che funzionavano meglio e leggendo a voce alta i nomi dei personaggi e alcuni passaggi che li riguardavano per vedere se tenevano bene come nell’originale. Ho messo sotto amici e vicini per vedere le loro reazioni e alla fine ho premuto invio con un bel sospirone e un bel “O la va, o la spacca!”.

Come è stato lavorare con Valeria Docampo, che ha illustrato questa edizione?

Be’, le illustrazioni di Valeria Docampo sono state una grande inspirazione per me. Mi hanno guidata nella traduzione e mi sono state d’aiuto nella soluzione di alcuni enigmi. Le ho ammirate e apprezzate anche in formato piccolo e digitale, ma ora che le sfoglio in cartaceo e nel formato originale devo dire che fanno tutt’altro effetto. Sono spettacolari.

La tua citazione preferita, dal testo di Alice, e perché

Difficile scegliere un passo, davvero. Sono innamorata di tutte le pagine di questo libro! Però, se proprio devo eleggere un brano prediletto, allora scelgo quello in cui ho stravolto la poesia Il passero solitario di Leopardi, mio illustre corregionale. Spero non si stia rigirando nella tomba. Io mi sono divertita tantissimo a ricreare un testo assurdo che si muovesse sulla metrica originale. E, a modo suo, può essere visto anche come un omaggio, no?

Ascolta il brano, letto da Claudia Valentini
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