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Natalia Cangi racconta l’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano

Parli con Natalia Cangi e capisci che i diari sono vivi. Con la sua bella parlata toscana arriva a commuoversi quando racconta le storie di alcuni degli 8.500 tra diari, memorie e lettere custoditi all’Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano (Arezzo), di cui è direttrice. Si commuove mentre ricorda i 38 foglietti scritti dal partigiano diciassettenne Orlando
Orlandi Posti (detto Lallo), rinchiuso nel carcere delle SS naziste di via Tasso a Roma. Sono indirizzati alla madre e a Marcella, una ragazza di cui era innamorato. “Alcuni di questi foglietti riuscì a farli arrivare alla sua mamma, arrotolati nel colletto della camicia. Spettava alle famiglie dei detenuti lavare la biancheria”, racconta Natalia. “Sappi Marcella -scrive Lallo quando sa che non uscirà vivo dal carcere- che ti volevo bene, ma molto bene e da molto tempo, solo ho saputo far tacere il mio cuore perché non ero degno, secondo la mia idea, fino a che non avessi avuto aperta la via di un avvenire sicuro per poter raggiungere il mio ideale, perciò cara ora che è impossibile che possa realizzare il mio sogno ho voluto confidarti il mio segreto”. Lallo viene fucilato alle Fosse Ardeatine il 24 marzo del 1944. In una stanza del Piccolo museo del Diario di Pieve i visitatori possono ammirare, ma soprattutto leggere, il diario molto particolare di Clelia Marchi, una contadina di Poggio Rusco (Mantova) ormai anziana e vedova che ad un certo decide di raccontare la sua vita (“senza una busia”, senza bugie) su uno dei lenzuoli del corredo. Narra la vita faticosa nei campi, il suo amore per il marito Anteo, la guerra. “Nei diari le persone raccontano la loro vita, bisogna saperle ascoltare, decifrare le loro calligrafie. Ma allo stesso tempo ci restituiscono un quadro del periodo in cui sono vissuti – sottolinea Natalia -. Se mettiamo in parallelo le storie dei diari, ne viene fuori un racconto delle diverse epoche. Innanzitutto del ‘900, con le due guerre mondiali e l’emigrazione”.
L’Archivio diaristico nazionale è stato fondato nel 1984 dal giornalista e scrittore Saverio Tutino, con l’idea di raccogliere scritti di gente comune per raccontare così “dal basso” la storia d’Italia. Ogni anno viene assegnato il Premio Pieve al miglior diario che prevede per il vincitore un premio in denaro e la pubblicazione con Terre di mezzo. In occasione dell’edizione 2019 del Premio, Terre di mezzo ha anche organizzato un viaggio di due giorni a Pieve (dal 13 al 15 settembre), per far conoscere la straordinaria esperienza dell’Archivio.

Ogni diario che arriva viene vagliato dalla Commissione lettura, che controlla che il racconto sia inedito e sia effettivamente un diario, una memoria o una raccolta di lettere autentiche. Non vengono accettati, per esempio, romanzi in forma di diario. “Questo è un posto affascinante -aggiunge Natalia, che si è avvicinata per la prima volta all’Archivio nel 1991 da volontaria-. La lettura di ogni diario ci permette di entrare dentro le storie. Io sono attratta dalle persone e dalla loro capacità di raccontarsi”.
Una parte di queste storie è possibile conoscerle visitando il Piccolo museo dell’Archivio. Sono custoditi inoltre alcuni diari “sigillati”: per la delicatezza di quel che c’è scritto, verranno aperti solo dopo che il loro autore e le persone di cui parla sono morte. “I motivi per cui qualcuno si mette a scrivere un diario possono essere i più svariati -aggiunge Natalia-. C’è chi lo fa solo per un breve periodo, perché vive una situazione straordinaria, e chi lo fa per tutta la vita. Una signora recentemente mi ha scritto che ha 112 diari”. Il diario è intimo, immediato, scritto seguendo gli umori e gli avvenimenti della giornata. La memoria invece è lo scritto realizzato a distanza di tempo e quindi è una selezione e rielaborazione degli avvenimenti di cui si è protagonisti. “Le lettere sono meditate e, per esempio, i soldati al fronte non sempre raccontavano tutti gli orrori della guerra per non sconvolgere genitori o fidanzate. Però quando si legge una raccolta di lettere si aprono mondi infiniti e fantastici”. Nei diari, memorie e lettere le parole che ricorrono più spesso sono amore, famiglia e lavoro. “Ci sono persone che definirei costrette a scrivere un diario: perché a un certo punto si rendono conto che stanno vivendo una situazione straordinaria e sentono che devono raccontarla innanzitutto a se stessi. È anche un modo per distaccarsi da quel che si sta vivendo”.
E oggi? Si scrivono ancora diari? “Oggi chi scrive lo fa innanzitutto per se stesso, perché la scrittura è ancora un rifugio. Si dice che la scrittura non esista più: non nego che il digitale e i social abbiano un grande spazio nella nostra vita e nel nostro raccontarci, ma spesso quando una persona ha un
problema si rifugia nella scrittura diaristica. C’è il bisogno di confrontarsi con qualcuno che non ti tradisce e la scrittura è, da questo punto di vista, salvifica”. L’archivio ha dato vita anche al progetto Dimmi, per raccogliere i racconti dei migranti di oggi. Ne custodisce per ora 350 e gli autori sono originari di 38 paesi e quattro continenti.


VIENI CON NOI! Sono aperte le iscrizioni per un viaggio organizzato nel weekend del Premio Saverio Tutino 2019, dal 13 al 15 settembre.


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