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Intervista a Irene Penazzi, autrice di “Nel mio giardino il mondo”


Non mancherà ai lettori l’opportunità di incontrarla di persona: Irene Penazzi, illustratrice, sarà a Milano per “Hai visto un re?” lettori, librerie, editori per ragazzi in festa (28 settembre); a Cagliari per il prestigioso festival Tuttestorie (10-14 ottobre); a Reggio Emilia per “Punto e a capo” (30 settembre – 6 ottobre). In effetti il suo è uno spirito globetrotter, anche se ama sempre ritornare nel “suo” giardino… Leggete un po’ qui.

Irene, parlaci di te
Dunque, innanzitutto: abito veramente in una casa con un grande giardino e un gatto! A Lugo di Romagna. Mi piace leggere, annusare la carta stampata, i colori blu (come il mare) e verde (come i giardini), fare la punta alle matite, nuotare, suonare l’arpa celtica e ballare. Mi piacciono la pizza e le patate al forno (anche insieme) e l’antico Egitto. Ma soprattutto mi piace disegnare e raccontare storie, e creare libri per bambini. Per questo ho studiato illustrazione all’Accademia di Belle Arti di Bologna, con un periodo di studi Erasmus presso la HAW di Amburgo. Inoltre, ho partecipato a workshop con alcuni tra i miei illustratori preferiti (Chiara Carrer, Violeta Lopiz, Laurent Moreau, Katsumi Komagata, Isabelle Arsenault). Ora invece mi diverto molto a sperimentare laboratori di illustrazione e progettazione per i bambini (ma non solo) ispirati al mio libro sul giardino. Amo molto viaggiare, e parlo inglese, francese e tedesco. Collaboro con case editrici italiane e francesi, e sono stata recentemente selezionata per una residenza d’artista a Berna, in Svizzera: “A testa in su”, un progetto della città di Berna e di Hamelin Associazione Culturale, in occasione di Switzerland Guest of Honour Bologna Children’s Book Fair 2019, per il quale ho creato insieme all’illustratrice svizzera Johanna Schaible una doppia guida illustrata tutta da colorare sulle città di Bologna e Berna. La cosa che mi ha colpito di più, sono stati i fantastici parchi giochi per bambini (Spielplatz) in cui mi sono imbattuta, e che mi hanno dato lo spunto per un progetto sviluppato per RAM2019, Biennale dei giovani artisti della Romagna.

Raccontaci come hai deciso che saresti diventata una illustratrice di professione.
Ho sempre amato molto le illustrazioni dei libri che leggevo da bambina, quelle di Roald Dahl e Bianca Pitzorno tra tutti gli altri. Forse proprio perché, oltre ad essere delle storie divertenti e appassionanti, hanno in comune proprio il mio Illustratore preferito con la i maiuscola: Quentin Blake. Guardando le sue figure, copiandole, ho iniziato a pensare che avrei voluto fare anche io il suo mestiere, da grande.

Descrivici il tuo studio
Mi piace lavorare su una grande tavola, dove posso appoggiare tutto quello che mi occorre: il materiale, i libri sui quali fare ricerche o prender ispirazione, il computer (normalmente poi le cose si accumulano e a un certo punto non c’è più spazio), una borraccia piena d’acqua come se partissi per un’escursione… E deve esserci una finestra, per la luce ma soprattutto per lo sguardo. Perché mi piace guardare fuori, riflettere e ascoltare i suoni, i rumori e i silenzi che mi raggiungono. E viaggiare con la mente. Sarebbe bellissimo avere sempre a portata di sguardo un bosco, uno spazio naturale, un corso d’acqua, un giardino, o anche solo un albero. Il mio studio è anche la mia camera, che ho dipinto di rosso, con una tavola grande (ma mai abbastanza) ricavata da una vecchia porta di legno sostenuta da due cavalletti. La potete immaginare sempre sommersa di roba: disegni, schizzi, matite colorate, pastelli a cera, a olio, acquerelli (anche se per l’inchiostro e materiali che possono sporcare in generale uso un’altra scrivania), blocchi di carta (soprattutto quella liscia) e poi conchiglie, legnetti e pezzi di corteccia, foglie secche, sassi, mentre cartoline foto e biglietti sono appesi al muro, insieme a due poster di Van Gogh. Si vede che deve piacermi tanto!
Sotto la scrivania invece ci sono scatole piene di ritagli di carta, carta colorata, da pacchi da regalo e cartoncini, che non butto mai: potrebbero servirmi! E poi c’è la collezione di calendari, illustrati ovviamente, di tanti formati diversi, appesi un po’ dappertutto. Prima o poi devo convincermi a crearne uno anche io. E dietro, una libreria in mogano grande come tutta la parete, che ospita perlopiù albi illustrati, libri sulle mappe (un’altra delle mie passioni), sui giardini (strano), cataloghi d’arte, saggi sull’illustrazione, riviste, libri di scuola, spartiti musicali, altri poster (quelli ancora da appendere) e… tanta polvere.

“Nel mio giardino il mondo”: come è nato?
Dalla voglia di raccontare un pezzetto della mia infanzia, legata in modo particolare al mio giardino! Questo giardino è quello della casa dove abito da quando sono nata, e che ancora adesso osservo dalla finestra della mia camera/studio. Teatro di giochi, esplorazioni, laboratorio per le più diverse
attività, campo di battaglia e circuito (bici, pattini, carriola), isola, casa e rifugio di moltissimi animali e uccelli, è un mondo sempre vivo nella mia immaginazione, oltre che nella memoria, che ho voluto cercare di rappresentare e raccontare sotto forma di albo di grande formato, e sviluppare durante le stagioni di un anno intero. Il progetto è nato e si è evoluto come tesi biennale nei miei studi presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna, dove nel 2015 mi sono laureata in Illustrazione per l’editoria.
Con l’aiuto di Davide Calì e la mediazione dell’agenzia inglese Book on a Tree di cui fa parte, sono entrata in contatto con la casa editrice parigina Maison Eliza, giovane nel mercato editoriale, che mi ha subito colpito per l’attenzione verso qualità, sostenibilità e cura dei particolari. Grazie a questo incontro, ho consolidato il progetto iniziale del libro in una forma grafica più matura per quanto riguarda lo studio dei personaggi, e il risultato, unito alla stampa di qualità e alla copertina cartonata, mi ha dato grandissima soddisfazione.
Per disegnarlo, ho usato matite colorate e acquerelli (per i tronchi degli alberi) su carta liscia. E’ stato un processo silenzioso: i disegni hanno suoni, cinguettii, rumori, fruscii, passi che non necessitano di ulteriori parole. Ognuno, osservando, può inventare i nomi che preferisce, riprodurre i suoni che vuole, inventare le proprie parole. Per disegnare tutte le varie specie di uccelli e piante ho chiesto aiuto a mio fratello, esperto agronomo, e ai miei genitori. E ho colto l’occasione per riguardare gli album di fotografie che ritraggono me e i miei fratelli in giardino, da piccoli. Volevo raccontare tutto il possibile di questa parte della mia infanzia in un
luogo tanto speciale: per questo ogni pagina brulica di vita e di particolari.

Hai fatto già diverse presentazioni del libro: come vedi i bambini reagire a un racconto come questo?
E’ un’esperienza unica per me, riuscire a condividere i racconti della mia infanzia (e le lumache arrostite, che generano spesso reazioni diverse e divertenti) con bambini di generazioni diverse (o adulti che ritornano bambini nel tempo del racconto). E’ sicuramente impegnativo doverlo scorrere tutto d’un fiato, per questo preferisco sostare su ogni pagina lasciando che siano i bambini a raccontare quello che vedono, ponendosi domande e cercando di trovare risposte, magari anche basandosi sulle proprie esperienze. Mi piace fare mie, in questo contesto, le parole di Andrée Bella contenute nel saggio “Socrate in giardino. Passeggiate filosofiche tra gli alberi” (Ponte alle Grazie 2014):

“Mi ha sempre stupito la cecità della psicologia dello sviluppo nei confronti dell’influenza affettiva e formativa dei paesaggi cui apparteniamo. Conta e viene preso in considerazione come si comportano e sono la mamma, il papà, i parenti, gli insegnanti, e non il giardino della scuola, le colline della casa dei nonni, ciò che ogni giorno si può guardare dalla finestra della camera”.

Per quanto riguarda il dibattito “generazione digital” versus “esperienze nella natura”, io credo che ci sia un tempo per ogni cosa, e sono favorevole a sperimentare tutto, anche se io, personalmente, partirei da una bella passeggiata al parco o da un bagno al mare!

Hai vissuto per dieci mesi ad Amburgo, sperimentando la vita in una grande città, poi sei tornata a Lugo di Romagna, dove sei nata e cresciuta. Tra quindici anni dove ti vedi?
Le verdi città del nord Europa mi affascinano tutt’ora, specialmente da quando ho scoperto i loro sorprendenti Spielplätze (parchi giochi). Ma amo molto anche i luoghi caldi e il mare. E sono una persona molto indecisa! Sicuramente, mi piacerebbe vivere in un luogo immerso nella natura, e avere allo stesso tempo la possibilità di continuare a viaggiare per il mondo.

Ti abbiamo incontrata alla Bologna Children’s Book Fair quest’anno: raccontaci qualcosa di questa edizione
E’ stato veramente un evento importante! Mi sono trovata per la prima volta a parlare di fronte al pubblico della fiera, in inglese, per raccontare insieme a Johanna Schaible (illustratrice svizzera), Daisy Zuo (illustratrice cinese) e Ilaria Tontardini (Hamelin) l’esperienza di “Bologna a testa in su”. Ed è nato un confronto molto interessante tra le varie visioni della stessa città. Uscendo dalla sala, mi ha colpito la mostra “Shanghai Impressions”, frutto di un progetto per certi aspetti molto simile al nostro: tre artisti spagnoli, Joan Negrescolor, Miguel Pang Ly e Adolfo Serra, hanno soggiornato a Shanghai per una vera e propria residenza d’artista di dieci giorni, con l’obiettivo di camminare per la città, perdersi nelle strade dei quartieri più all’avanguardia e avventurarsi negli angoli più remoti, alla ricerca di un soffio d’umanità che una metropoli da 25 milioni di abitanti sembra aver perso, e riuscire ad afferrare le “impressioni” della megalopoli cinese. Mi piace visitare la Fiera di Bologna perché apre lo sguardo e lo riempie di stimoli quasi fino a tramortire. Sempre in tema mostre, ho apprezzato l’ABC della Svizzera, l’alfabeto composto da 26 illustratori svizzeri, come le lettere dell’alfabeto: ad ogni illustrazione viene associata una parola, una per ogni lettera, che, talvolta, nell’accezione tradizionale, talvolta con un pizzico di arguzia, rimanda alle peculiarità svizzere più distintive. Poi la mostra della vincitrice 2018 del IX Premio Internazionale d’Illustrazione Bologna Children’s Book Fair – Fundación SM: la croata Vendi Verni, che già avevo notato. Poter vedere da vicino le sue tavole originali (così come quelle di tutti gli artisti selezionati nella Mostra Illustratori) è sempre un piccolo piacere che mi godo lentamente, nonostante il carico di libri e cataloghi che mi porto nello zaino. Infine, è stata una grande soddisfazione poter esporre le mie illustrazioni tra le composizioni floreali di “Fuori dal mazzo”, la cornice perfetta nel cuore di Bologna, in occasione della rassegna “BOOM! Crescere nei libri”.

Sappiamo che questa estate sei stata in un posto molto speciale: il Masetto, vicino a Rovereto. Vuoi raccontarci il luogo e l’occasione che ti ha portato fin lassù?
Ho conosciuto Giulia Mirandola del Masetto questa primavera in occasione di un’incontro sul tema “Bambini all’aria aperta. Esperienze in città, in montagna e tra le pagine” insieme a Ruggero Asnago (illustratore, artista e insegnante, progettista di laboratori per bambini e delle Parate pubbliche a cielo aperto, per realtà socio-culturali e festival) coordinato da Diletta Colombo, libraia di SpazioB**K. Ci trovavamo a Fa’ la cosa giusta! fiera nazionale del consumo critico e stili di vita sostenibili (grazie a Terre di Mezzo), a Milano. E’ stato uno scambio così interessante e ricco di stimoli che ci ha sorpreso per le tante affinità di sguardi verso questi mondi possibili. Libertà, natura, manualità, gioco, scoperta, identità. Così Giulia ha voluto invitare entrambi al Masetto, un progetto culturale e di turismo
sostenibile situato nella Valle di Terragnolo (Trentino Alto-Adige): un luogo che resta subito nel cuore. Ho fatto proprio bene ad accettare!

Pura curiosità: albero e animale preferito! E perché
Fin da bambina gli alberi sono stati compagni di giochi per me e i miei fratelli. Nella nostra infanzia, nel giardino di casa il ciliegio era lo stupefacente miracolo dell’esplosione primaverile, l’albicocco e il fico i generosi compagni delle merende estive, poi il nocciolo, il giuggiolo, il caco, il melograno… E la quercia. In giardino ci sono tre farnie, o querce gentili (Quercus robur L.): i miei genitori le hanno piantate quando siamo nati, io e i miei fratelli, Francesco e Alice. Uno dei simboli della quercia infatti, è connesso proprio alla crescita, intesa come maturazione psicologica. Mentre il mio animale preferito è la tigre, che per il suo fascino attraente e pericoloso mi ha sempre incuriosito. Subito dopo viene la mia gatta, Strana. Che, tutto sommato, è un po’ la tigre del mio giardino.

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