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Intervista a Giorgio Fontana, autore di Babele 56

Giorgio Fontana Babele 56

Vincere il premio Campiello e rimanere fedeli, a se stessi e al proprio lavoro. Lui è Giorgio Fontana, con noi ha pubblicato “Babele 56”, era il 2008 e quel reportage sulla “città che cambia” sembra qualcosa di trascorso, che appartiene al passato. Invece, a sentire (e leggere) Giorgio, è chiaro che per lui c’è ancora tanto da dire, e da fare: così, lo ritroviamo tra i ragazzi di Via Gola, crocevia ad alto tasso di marginalità, a Milano. E ancora, alla Notte dei senza dimora, il 19 ottobre, con un laboratorio di introduzione alla scrittura creativa, gratuito e aperto alla partecipazione di tutti (info e iscrizioni).

Giorgio Fontana prima e dopo il Campiello. Vuoi raccontarci le tappe fondamentali del tuo percorso?
Credo che nel mio sviluppo come autore ci siano stati due punti cruciali: la stesura di Per legge superiore (fra il 2010 e il 2011), con la quale ho affinato un tipo di lingua già in potenza nei libri precedenti (soprattutto Babele 56); e ovviamente la vittoria del premio Campiello nel 2014. Ma il modo in cui intendo la letteratura non è cambiato dopo questo grosso evento, né (spero) nemmeno il mio atteggiamento in generale. Continuo a lavorare duramente, in maniera per lo più solitaria, alla ricerca di parole migliori per storie migliori.

Parteciperai anche quest’anno alla Notte dei Senza Dimora, che si terrà il 19 ottobre, stavolta con un laboratorio di scrittura creativa. Cosa hai in serbo per chi si iscriverà? Raccontaci cosa significa per te prendere parte a questa festa.
Durante il laboratorio cercherò di fornire alcune tecniche di base per scrivere una storia. Leggeremo insieme un piccolo racconto esercitando lo sguardo dello scrittore: cosa vede un autore o un’autrice quando si china sulla pagina? A quali momenti del testo fa attenzione? E poi faremo qualche esercizio. Diciamo che il mio compito minimo è mostrare come l’arte del racconto sia un affare decisamente complesso — ma anche molto entusiasmante.
Sono davvero felice di partecipare più attivamente alla Notte dei Senza Dimora, sia con questo laboratorio che come volontario di MIA Milano in Azione (una delle realtà che organizza l’evento). Per me è sempre stato un momento importante, e lo è quanto mai ora: Milano è una città sulla cresta dell’onda, ne parlano tutti bene, ma spesso ci si dimentica come sia attraversata dalla diseguaglianza sociale; e pochi sanno come la vivono le persone in grave stato di mancanza, come appunto i senzatetto. Dividere una sera e un pasto con loro è un ottimo modo per correggere il proprio sguardo.

A tanti anni di distanza dall’uscita di Babele 56, percorrendo via Padova oggi, quali differenze trovi?
Non vivo più in quel quartiere da anni, ma ci torno spesso. Mi pare stia cambiando tanto, e forse troppo in fretta. Non rimpiango certo i lati bui del passato — non mi piace questo estetismo da due soldi, un po’ facilone — ma mi domando quanto questo mutamento sia sostenibile per gli abitanti meno abbienti. Affitti e prezzi delle case sono saliti a picco, per dirne una.

A proposito di periferie, sappiamo che hai lavorato in via Gola con i ragazzi della Grande Fabbrica delle Parole.
Un’esperienza bellissima, che voglio proseguire. Sono convinto che dare gli strumenti narrativi ai ragazzi — provare a spiegare loro come si costruisce una storia, e come il linguaggio influenza il mondo — sia un ottimo modo per renderli più autonomi e consapevoli. Quanto alla curiosità, dote essenziale per scrivere, ne sono già pieni.


Raccontaci di cos’altro scrivi.
Con Danilo Deninotti e Lucio Ruvidotti sono autore di “Lamiere”: un lavoro di graphic journalism, reportage da uno slum di Nairobi. È stato molto duro, anche emotivamente, ma siamo tutti soddisfatti del risultato: e andare sul posto mi ha aiutato a capire molte dinamiche non solo della capitale keniota ma più in generale del modo in cui le metropoli segregano certi strati di popolazione. Ciò detto, continuo a sceneggiare fumetti per Topolino: un lavoro certamente più leggero, ma non meno delicato… I ragazzini sono lettori molto esigenti.

Hai progetti per il futuro, se sì, ti andrebbe di raccontarceli?
Ho un grosso romanzo in uscita a inizio 2020, cui tengo moltissimo. Ci lavoro da tanti anni, ecco, e ora sembra in dirittura d’arrivo.

Credits foto: Argirò e Demontis



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