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Intervista a Cléa Dieudonné, autrice de “La villa delle meraviglie”

Si è fatta di certo notare al suo esordio in Italia con “Vacanze da ufo” (2015), un libro formato leporello che si srotola per oltre 3 metri, e racconta la straordinaria vacanza di un viaggiatore alieno nella Grande Città! Ora è fresco di stampa un nuovo titolo, “La villa delle meraviglie”, dal formato particolarissimo e prezioso, con due libri giustapposti che si sfogliano contemporaneamente, e in cui le pagine si aprono come porte. Eravamo curiosi di conoscere meglio l’Autrice di questi lavori e l’abbiamo intervistata. A voi, buona lettura!

Clèa, raccontaci di te
Sono cresciuta in una piccola cittadina che offriva ben poco. Il contesto e la routine di ogni giorno non mi davano così tanti stimoli, ed è così che ho cominciato a leggere tante fiabe e fumetti. Le mie storie preferite erano quelle che parlavano di Oriente e di “Mille e una notte”, quelle “a est del sole e a ovest della luna”. Tra i fumetti i miei preferiti erano Franquin e la serie Spirou & Fantasio (dei Marsupilami e di tutte le grandiose invenzioni del professor Champignac). Ero anche un pochino nerd, e ho trovato un video game chiamato Shaddocks, che è un adattamento di un vecchio cartone TV francese su un mondo con diversi pianeti. Ognuno di questi ha i propri abitanti: da una parte ci sono gli eroi, stupidi e cattivi, a cui piace rubare dai propri vicini, i Gibi, quelli intelligenti e gentili. Amo tutte le storie bizzarre e intriganti.
Penso che l’immaginazione sia come un cucciolo che devi sfamare ogni giorno per farlo crescere. Ho nutrito la mia così tanto che ora ho una grande scorta di immagini e idee nel mio subconscio. A 18 anni mi sono trasferita a Parigi dove ho studiato per cinque anni Graphic Design in una scuola d’arte (perché non ero stata ammessa al corso di illustrazione). Poi ho lavorato due anni come digital designer ad Amsterdam. La verità è che la grafica mi piaceva anche, ma non faceva proprio per me! Questa formazione mi ha però dato molte prospettive diverse nel realizzare un’immagine, nel pensare di più alla composizione, al ritmo. Mi ha inoltre fatto pensare ai libri come ad un concetto molto più ampio che non solo una combinazione di immagini+testo.
Da cinque anni lavoro come freelance e realizzo solo illustrazioni per vivere, part time per clienti, e il resto del tempo per fare libri. E mi sono trasferita a Berlino.

Come hai deciso di diventare illustratrice? Quali sono gli illustratori che ti hanno più influenzata?
Già da bambina volevo diventare scrittrice e illustratrice! Ho scritto tante storie e disegnato molto. Poi ho studiato per diventare una graphic designer, ma ho continuato a disegnare molto. Ho scoperto il disegno vettoriale, che è molto pratico da usare sui siti e le app, puntando sull’animazione a loop. Mi sono divertita a fare il mio lavoro di designer per un po’. Ad un certo punto però mi sono resa conto che ne avevo abbastanza e ho capito che era tempo di conquistare la mia libertà, lavorare freelance, e coltivare di nuovo il mio sogno: realizzare libri.
Gli storyteller che mi hanno più influenzato sono quelli che possono creare mondi assurdi e incantevoli, ma sempre con humour e divertimento. Quando ero una bambina il mio autore preferito era Roal Dahl, (“La fabbrica di cioccolato”, “James e la pesca gigante”, “Le streghe” e “Matilda”). Si può sentire la sua sfacciataggine nel testo, il modo in cui i piccoli eroi riescono sempre a superare problemi ed essere più furbi degli adulti grazie al loro essere intelligenti. Ora trovo un sacco di ispirazione nei libri di Tomi Ungerer (“Crictor”, “Emil”, i Mellops,..) e nella saga dei Mumin.

“Vacanze da ufo” e ora “La villa delle meraviglie”: parlaci dell’idea dietro a questi libri meravigliosi.
Grazie! Entrambi dicono molto di me. “Vacanze da ufo” parla della mia passione per i viaggi e anche della mia esperienza come una straniera che vive ad Amsterdam. L’emozione delle scoperte e dell’esplorazione, l’importanza di sentirsi benvenuti e fare nuove amicizie. Aprirsi all’ignoto è così rinfrescante e d’ispirazione!
“La villa delle meraviglie” è nata dall’idea che ogni bambino incontra ogni giorno una casa speciale che lascia una traccia nella sua memoria e immaginazione. Deve essere un posto con una personalità, un po’ di mistero, un luogo per avventure e giochi.
Come la casa della mia prozia Charlotte, che in famiglia chiamiamo “il castello”: Non ho mai esplorato tutte le stanze, ogni angolo della casa era pieno di oggetti, ricoperti di uno strato di polvere che li riempiva di fascino e li rendeva intriganti. E c’erano le storie di mio prozio Henri partito per l’America dove voleva vendere… essiccatori per le prugne. “Prugna” in francese si dice “prune”, ed è questo il nome del personaggio principale di “La villa”. Non l’ho nemmeno scelto di proposito, è venuto da chissà quale parte del subconscio. Mi piace dare nomi insoliti ai miei personaggi, così che si sentano un po’ distanti dalla realtà.

“La villa delle meraviglie” (2019)

Collabori con la piattaforma giornalistica danese De Correspondent, realizzando ritratti ai giornalisti. Siamo curiosi di sapere di questo tuo lavoro!
È una collaborazione molto lunga e bella. Hanno lanciato il loro giornale online indipendente sei anni fa. Dipingo le facce dei loro giornalisti e dipendenti fin dall’inizio e non posso smettere perché i miei ritratti sono parte della loro identità. Negli anni la loro piattaforma si è evoluta così come il mio stile. Ho dipinto più di cento volti, e nel tempo i miei lavori sono diventati più raffinati e delicati.

E cosa ci dici dell’app “With a few bricks” che hai creato. Hai realizzato laboratori in cui insegni come trasformare un albo illustrato in un app. Vuoi raccontarci di questi laboratori?
Il mio approccio è di immaginare il libro come un film. Un buon esercizio è prendere un libro esistente e di provare a immaginarlo come uno storyboard, quindi bozzetti. Ogni pagina diventa una scena. Ma bisogna aggiungere azioni e interazioni che siano significative e provare a fare in modo che il lettore si immerga in profondità nella storia.
Questo è ciò che che ho provato a fare con “with a few bricks”: trovare un equilibrio tra la semplice lettura di un testo, e le sue animazioni e interazioni scherzose. Serve anche a tenere a mente che ci sono tanti differenti modi di interagire con i tablet, il tocco, il contatto, il suono..

Ora parlaci delle città in cui hai vissuto in passato e oggi, in particolare di quelle in cui ami stare
Ognuna delle città in cui ho vissuto rappresenta un diverso periodo della mia vita. Le ho amate tutte per ragioni diverse anche se non ci vivrei mai più, perché sarebbe come tornare indietro nel tempo. Penso più a quali saranno le prossime tappe!
Non è una decisione ragionata, è più amore a prima vista. Il modo in cui una persona percepisce una città è profondamente personale e dipende dal suo stato d’animo del momento. In alcuni posti, puoi camminare per strada e sentirti perfino a casa anche se non sai spiegarti il perché. Recentemente mi sono innamorata di Atene, e in generale di tutta la Grecia per i suoi splendidi paesaggi. Aspettatevi di vedere alcune delle isole greche in uno dei miei prossimi libri!
In generale ho iniziato a pensare a come una città possa influenzare i suoi abitanti. Ho iniziato a leggere molto riguardo all’architettura, urbanismo e storia delle città del mondo. Non so proprio che tipo di libro verrà fuori!

Dacci qualche altro indizio su quello a cui stai lavorando al momento
Il progetto riguardo all’architettura è uno, ma penso sempre a più progetti di libri nello stesso momento. Ho l’idea di un piccolo libro scherzoso con maschere di animali nel volume.
Prima o poi farò di nuovo un libro pieno di dettagli come “Vacanze da ufo” e “La villa delle meraviglie”! Progetti del genere richiedono così tante energie e tempo che ogni volta giuro a me stessa che sarà l’ultima. Ma amo l’idea di offrire ore di divertimento ai miei lettori, nel guardare ed esplorare ogni pagina, in una totale immersione in quei piccoli, pazzi universi.

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