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Intervista ad Antje Damm, autrice di “L’ospite inatteso”

Il suo albo narra di come un’esistenza apparentemente grigia possa risvegliarsi quasi per caso. Grazie a un aeroplanino di carta. Un albo selezionato dal New York Times tra i migliori dieci del 2018.
Antje Damm ha risposto alle nostre domande dalla sua casa in un piccolo villaggio nei pressi di Giessen, in Germania.

Raccontaci di te

Ho sempre saputo di voler intraprendere una carriera creativa. Da bambina disegnavo molto e avevo un grande tesoro di libri illustrati, che mia madre insegnante comprava per noi tre bambini.
Dopo la maturità sono andata a Roma per un anno e ho lavorato come ragazza alla pari in una famiglia con tre figli.
Poi è arrivato il desiderio di diventare architetto e così ho iniziato a studiare all’Università Tecnica di Darmstadt. Grazie alle mie conoscenze linguistiche, ho ottenuto una borsa di studio per due semestri a Firenze e nel 1985 mi sono laureata. Dopo l’università mi sono trasferita prima a Berlino e, dopo alcuni anni, a Norimberga, e ho lavorato in diversi studi di architettura. Mi divertivo molto e non avevo intenzione di cambiare mestiere, ma quando a Berlino è nata la mia prima figlia e a Norimberga la seconda, ho iniziato a fare libri illustrati per loro.
Per caso li ha visti una donna che lavorava in una casa editrice e mi ha incoraggiato a mostrarli agli editori. Ho subito trovato un editore svizzero che ha pubblicato i miei primi tre libri.
Mi sono resa conto che ogni libro richiedeva un sacco di lavoro, ma anche che potevo lavorare in modo molto flessibile, e dopo parecchio tempo, e con un po’ di dispiacere, ho deciso di abbandonare l’architettura e continuare a fare libri per bambini. Ma non me ne sono mai pentita! A proposito, ora ho quattro figlie.
Sono una persona con molti interessi. Per molto tempo volevo diventare un’artista, poi archeologa e biologa, per lavorare nello studio dei comportamenti delle diverse specie, perché la natura, e tutto ciò che vi è legato, mi ha sempre affascinato. Ora penso spesso di fare uno dei lavori più belli che ci sia, perché posso affrontare tutti gli argomenti che mi interessano.

Parlaci dei libri e degli autori che hanno avuto un ruolo fondamentale nella tua formazione. 
Da bambina ero molto affascinata dai raffinati disegni a inchiostro di Lilo Fromm, per esempio nel libro “Karlines Ente”, ma anche dalle illustrazioni di Liselotte Schwarz. Ma penso di essere stata molto fortunata perché i miei genitori mi hanno portato molto a mostre e musei. Venivo “nutrita” di immagini e passavo molto tempo nella natura, andavo in giro per il bosco con la mia amica e giocavo soprattutto all’aperto. I miei genitori avevano molta fiducia in me, è stato fantastico!

Parlaci di “L’ospite inatteso”: come è nata l’idea, come l’hai realizzato, le tecniche usate, il processo di creazione e i significati. Come l’essere una mamma ispira il tuo lavoro?
“L’ospite inatteso” è nato da un’esperienza che ho avuto con le mie due figlie più piccole. Eravamo in un panificio, c’era una lunga coda e la gente era piuttosto nervosa. Quando sono entrate, le mie figlie hanno cominciato a discutere ad alta voce su quale pezzo di torta era adatto per quale membro della famiglia, improvvisamente l’umore generale è cambiato, la gente ha cominciato a ridere. Ho pensato che i bambini possano cambiare l’atmosfera in positivo, attraverso il semplice fatto di esserci. Ho pensato anche ad un palcoscenico vuoto che grazie alla presenza di una persona comincia improvvisamente a trasformarsi, comincia a vivere.
Come architetto, mi sono sempre divertita molto a costruire modelli, perché è un lavoro ludico. Ho trovato invece più difficile fotografare le singole scene, perché non mi ero mai cimentata con la fotografia prima d’ora.

(Fausto Boccati, su
La stampa del 21.12.2020)

Ti andrebbe di descriverci il tuo studio, o il luogo in cui di solito lavori
Viviamo in una vecchia casa in un villaggio vicino a Giessen. Il mio piccolo studio è al primo piano e quando guardo fuori dalla finestra vedo i tetti e il campanile della chiesa con la banderuola e tanto cielo….. Penso che sia bello e, anche se lo spazio risulta a volte stretto, non sento proprio il desiderio di spostarmi in una stanza più grande.

Sei mai stata in Italia? Se sì, raccontaci!
L’anno come ragazza alla pari a Roma è stato un anno molto importante per me, perché ho avuto la sensazione di sapermela cavare e di essere davvero cresciuta. Il lavoro non è stato sempre facile, ma ho amato l’Italia e sono stata molto felice di ottenere la borsa di studio per Firenze. In seguito abbiamo spesso trascorso le vacanze in Liguria, da una famiglia che ha un agriturismo. Quindi l’Italia ha già un ruolo importante nella mia vita!

E ora parliamo di futuro: hai progetti che vorresti condividere con noi?
Non sto pianificando il futuro, sono una persona piuttosto spontanea. Faccio quello che mi viene voglia di fare, che interessi o meno agli editori. Ma naturalmente ci sono diversi progetti in fase di realizzazione e penso costantemente a nuove idee per i libri illustrati, che per fortuna non mancano mai!

Photo courtesy of © Silja Damm, © Antje Damm

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