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Il Cammino Francescano della Marca: intervista agli autori, Serafini e Monceri

Un nuovo percorso da scoprire! 170 chilometri a piedi da Assisi ad Ascoli Piceno. Un percorso straordinario che dall’Umbria attraversa le Marche, sui passi di san Francesco. Una proposta di turismo lento per incontrare e supportare le comunità ferite, dopo i terremoti degli anni recenti.
Gli autori Maurizio Serafini e Luciano Monceri ci raccontano chi sono e come è nata la guida al “Cammino Francescano della Marca”.

Cominciamo dalle presentazioni: Maurizio, raccontaci chi è Luciano. E Luciano, parlaci di Maurizio
Maurizio: Luciano Monceri è lo yang di un sodalizio che dura da 40 anni.
Quaranta anni in cui ogni giorno siamo cresciuti, insieme, in molteplici campi d’azione. E’ un musicista talentuoso di strumenti a corde, è un amante della campagna e dei suoi frutti raccolti a mano, è un guerriero che non arretra mai e affronta le difficoltà a cuore libero, è il mio partner ideale. Un mix tra creatività e pragmatismo, un sognatore con i piedi per terra, una persona affidabile e talvolta un po’ ruvida com’è la gente di questa antica terra marchigiana.
Luciano: Maurizio Serafini è per me più di un fratello; un compagno di vita e di avventura. È un vulcano di energia, una fucina di idee e di visioni  che sembrerebbero apparentemente irrealizzabili ma che, puntualmente, prendono forma e vita. Nei molteplici e variegati progetti che abbiamo realizzato ha sempre aggiunto quel pizzico di follia, elemento determinante che, unito alla tenacia ed alla caparbietà che lo contraddistinguono, fa sì che il risultato finale non sia mai scontato. Musica, scrittura, viaggio e avventura sono le sue sue passioni da sempre, elementi che ci uniscono nel profondo, pur essendo caratterialmente diversi. Maurizio ama la montagna e più in generale il camminare, l’esplorare, l’andare alla ricerca di nuove e sconosciute sensazioni. Lo riconosco molto in una frase del celebre orientalista maceratese Giuseppe Tucci, di cui ci siamo interessati per lungo tempo realizzando  mostre fotografiche, pubblicazioni, convegni: 

“Togli all’uomo l’imprevisto e il mistero, e il vivere si riduce ad un noioso transito di cibo.”

Quando e come vi siete messi in cammino per la prima volta? Che tipo di camminatori siete e cosa cercate in questo tipo di esperienza?
Maurizio: Cammino da quando ero all’Università. Mi piace andare dove non ci sono tracce, spingermi nei territori più selvaggi. Ho camminato sulle Ande, in Himalaya (tanto), nell’Atlante, sulle Alpi e soprattutto sugli Appennini. Il primo cammino storico è stato Santiago di Compostela. Tendenzialmente preferisco camminare da solo, percorrere sentieri sconosciuti e perdermi nella natura, ma ho imparato con gli anni ad apprezzare i cammini comunitari. Sono diventato guida e spesso accompagno gruppi lungo i sentieri del mondo.
Luciano: Sono stato un amante del cammino fin da quando ero ragazzo: la catena dei Monti Sibillini è stata la mia palestra. Ho fatto anche trekking con gli asini, animali straordinari che con il loro passo lento scandiscono il cammino in un modo che fa apprezzare ancor di più il tempo che trascorre e le meraviglie naturali che ci circondano. Camminare è, secondo me, la medicina naturale più efficace per combattere le malattie croniche del nostro mondo: ansia e stress. La mente si sblocca, si rigenera  e l’anima ne trae beneficio, restituendoci nuovi punti di riferimento per affrontare in modo più consapevole la vita di tutti i giorni. Negli ultimi anni mi sono innamorato della mountain bike, con la quale, bagagli a bordo, ho affrontato diversi viaggi, tra cui il Cammino di San Benedetto e la Via degli Dei.

Parlateci del Cammino Francescano della Marca: come e quando lo avete scoperto e il lavoro fatto per scrivere la guida
Maurizio: Dieci anni fa, tornati dal cammino di Santiago, abbiamo percepito con ancora più chiarezza quanto straordinario sia il nostro territorio: mare, monti, colline come giardini, una popolazione accogliente e ancora non staccata dalla terra e dalla sua cura. Molte strade sterrate e sentieri, una profonda e arcaica storia spirituale legata a eremiti e santi e solcata a piedi più volte da san Francesco. Le nostre escursioni tra amici sono diventate l’occasione per individuare un percorso da Assisi a Ascoli Piceno lontano dalle strade di grande transito, immerso nella natura e che toccasse luoghi naturalistici, architettonici e francescani di rilievo.
Luciano:  Il Cammino Francescano della Marca nasce 10 anni fa sull’idea di ripercorrere uno dei tanti viaggi fatti da San Francesco nelle Marche, seguendo le numerose tracce storiche lasciate lungo il suo peregrinare. Questa l’idea portante. Ma le sfaccettature sono molteplici:

  • ricostruire la socialità di un’area montana destinata all’estinzione, soprattutto dopo i recenti eventi sismici.
  • risvegliare una vocazione naturale al turismo sano e consapevole nella fruizione di un territorio meraviglioso denso di storia, bellezze naturali, armonia.
  • rigenerare un’economia locale basata sui principi dell’ospitalità e dell’accoglienza.

La guida è un elemento essenziale per far progredire questo progetto: la sua diffusione e promozione farà si che molti raggiungeranno le nostre terre e contribuiranno ad aumentare la consapevolezza di questo nuovo “risorgimento dell’Appennino”.

Descriveteci i luoghi più affascinanti che avete visto e gli incontri più significativi che avete fatto durante il cammino
Maurizio: Luoghi bellissimi ce ne sono tanti ma quelli a noi più cari, forse perché minori, da cercare e quindi da scoprire, sono la palude di Colfiorito, il capolavoro idraulico dei Da Varano a Serravalle di Chienti, le gole del Fiastrone, la strada romana di Sarnano, il ponte romano nascosto nella vegetazione di Amandola, il bosco del Cinante, l’ostello di san Francesco a Venarotta, i calanchi del monte Ascensione… e le friggitorie di olive ripiene, ad Ascoli! Tra gli incontri più intensi: Fausto Barboni e la sua antica centrale idroelettrica a Gelagna Bassa. La signora Franca, unica e poetica abitante del borgo di Fiungo. Patrizio e Fabiana, presidio antisismico, con il loro Giardino delle Farfalle a Montalto di Cessapalombo. E la famiglia Tarli, ospitaleri per vocazione, a Tirabotte.
Luciano: Il Cammino Francescano della Marca è un contenitore di meraviglie storico-naturali. Una delle caratteristiche principali è che in 170 chilometri, tappa dopo tappa, si aprono scenari paesaggistici sempre diversi: passi montani, prati, gole, boschi, guadi, cascate. Tra i luoghi naturali più belli la valle del Menotre, le Gole del Fiastrone, il punto panoramico sui Sibillini sopra Palmiano. Tante persone di buona volontà lungo il percorso hanno abbracciato la causa della tracciatura di questo cammino, venendone a conoscenza all’inizio quasi per caso, incontrandoci in luoghi improbabili a mettere le bandierine segnavia. Nei cammini di gruppo organizzati da noi, abbiamo ormai degli appuntamenti fissi con alcuni ospitaleri che hanno la casa lungo il percorso: ci aprono le porte, ci  attendono con ansia per fare festa, anno dopo anno, rinforzando in noi la convinzione che stiamo camminando, in tutti i sensi, sulla strada giusta.

Ora qualche curiosità! Di cosa non potreste mai fare a meno in cammino? Passioni che portate sempre con voi? I piatti migliori che avete mangiato?
Maurizio: Non potrei fare a meno di un fornelletto per scaldare l’acqua per il tè, di uno scaldacollo per la cervicale, di una bottiglia di Amaro Sibilla, di un taccuino per gli appunti, di uno strumento musicale. Rifacendomi a san Francesco, giullare di Dio, il camminare per me è profondamente legato alla musica: flauti, cornamuse, armoniche a bocca, scacciapensieri e, dove non riesco a portare niente, costruisco strumenti con bottiglie e cannucce.
Più che i piatti, la menzione la darei agli ingredienti: tartufi, funghi, castagne, patate di Colfiorito, mozzarelle, pecorini, salumi tra cui sua maestà il ciauscolo, pane cotto a legna, cacciagione e i famosi liquori dei Sibillini.
Luciano: Porto sempre con me un bastone di corniolo che ho realizzato con materia prima prelevata nelle Gole del Fiastrone. Vi ho inciso l’acronimo “CFM” (Cammino Francesco della Marca) ed è stato ribattezzato dai pellegrini “il bastone del comando”. Ho rischiato di perderlo un sacco di volte, ma è sempre tornato a me anche in circostanze incredibili!! Un segno?
La musica è, come per Maurizio, un elemento fondamentale: suonando strumenti a corda è comunque difficile pensare di camminare con una chitarra o un arpa in spalla, e dunque viaggio con un leggerissimo ukulele le cui note si sposano con le melodie dell’armonica o del flautino di Maurizio. Nei cammini di gruppo ci organizziamo invece predisponendo nella località destinata al concerto tutti gli strumenti necessari: cornamuse, flauti, percussioni, chitarra, arpa celtica, bouzouki irlandese, morin khuur mongolo. Questo perché ci piace molto improvvisare e viaggiare con la musica, farci trasportare al momento in luoghi sonori suggeriti dalla situazione.
Quanto al cibo: nelle Marche, è un’esperienza mistica!! Tante sono le leccornie che possono portare il pellegrino esausto ad abusarne e terminare il cammino con qualche chilo in più. Io amo particolarmente la coratella, piatto realizzato con le interiora dell’agnello e le erbe di campo strascinate in padella.

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    Per primi abbiamo pubblicato la Guida al Cammino di Santiago, titolo bestseller oggi giunto alla 12ma edizione.
    Tra i nostri libri più amati e conosciuti: La grande fabbrica delle parole, albo illustrato da Valeria Docampo e la serie Dory Fantasmagorica, di Abby Hanlon.

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