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Hélène Delforge e Quentin Gréban, già autori di Mamma, presentano Innamorati, il nuovo libro

Quentin GReban Helene Delforge

Il loro albo, “Mamma”, pubblicato in edizione italiana nel novembre 2018, è stato da subito un successo tra il pubblico dei lettori, ed è attualmente alla sua terza ristampa. In diversi ci avete scritto durante questo tempo, per raccontarci episodi che vi legano in modo speciale a questo libro, dato o ricevuto in dono…. Questo grande affetto lo abbiamo trasmesso agli autori, chiedendo loro un piccolo regalo per voi, stavolta: di raccontarsi, e lo hanno fatto con grande entusiasmo e generosità, in questa intervista! La pubblichiamo proprio nei giorni che vedono l’uscita del loro nuovo albo, “Innamorati”, di cui qui trovate anche alcune ghiotte note sul “making of”. Buona lettura.

Hélène, parlaci di Quentin
Ahahah, magari vi parlo della sua passione per il lavoro ai ferri di quando era piccolo? No, non oserei mai. (L’ho appena fatto?!)
Che Quentin Gréban sia un grande artista, mi sembra evidente. E guardando il suo lavoro, mi sembra altrettanto evidente che sia una bella persona. Lo confermo. Quando conosci Quentin vieni subito colpito dalla sua dolcezza e sensibilità. Oltre a saper raccontare sa anche ascoltare. È una persona raffinata, curiosa, appassionata di bellezza. Eppure Quentin non è una caricatura del Piccolo Principe né dell’artista romantico con lo sguardo perso nel nulla, il pennello in mano, incapace di cuocersi un uovo. Quentin è anche un uomo d’azione. Dice. Agisce. È capace, nel vero senso della parola, di smuovere le montagne (a una velocità impressionante). Quando sogna… realizza, concretizza.  Per le sue tre figlie è un papà fantastico: presente, attento, in ascolto, tollerante, disponibile, impegnato, che ride al parco giochi, costruisce i fortini, ma sa anche imporre dei limiti chiari. 
È al tempo stesso un artista attratto dall’immaginazione e appassionato di scienze, che riflette sul mondo, ma è al contempo attaccato alla logica e alla razionalità. Difende le sue opinioni, ma ascolta quelle degli altri e le rispetta.
È anche un goloso di pasta, divoratore di mandarini, appassionato di déco, cintura nera di judo, fan dei giochi di società, un tremendo sarcastico, un pedagogo che trasmette generosamente ciò che sa durante i suoi workshop, un amico prezioso, un fratello (e cognato) senza pari, un figlio attento, un uomo capace di improvvisare un barbecue nel suo caminetto se piove… Insomma, Quentin è un tipaccio.
Quentin, tu presentaci Hélène
Hélène ha la grande ricchezza di essere sia una persona di grande talento (i suoi testi sugli innamorati e le mamme sono ogni volta diversi nella loro originalità, ritmo, nel loro punto di vista) sia una persona dotata di grande emotività. È il suo lato innamorato o materno a esprimersi. Nelle sue parole risuona il suo vissuto o perlomeno l’empatia. Ed è per questo, tra le altre cose, che i suoi testi sono così universali, atemporali e possono toccare i genitori e gli innamorati, poco importa la loro provenienza, il genere o l’età.

Come vi siete conosciuti e come avete iniziato a lavorare insieme?
H: Quentin è mio cognato, perché ho la fortuna – parola non a caso – di essere la compagna di Tanguy Gréban, il suo fratello maggiore, da ben più di dieci anni, ma è come se fosse il primo giorno o ancora prima. Quentin è la prima persona della sua famiglia che Tanguy mi ha presentato. Mi ricordo molto bene quel giorno, abbiamo bevuto qualche mojito (un’altra passione in comune) e proprio quel giorno Quentin aveva fatto bungee jumping per la prima volta. Io conoscevo il suo lavoro, innanzitutto perché Tanguy aveva scritto “Capucine” con lui, e poi perché avevo letto gli altri suoi libri ai miei bambini… Ci siamo subito trovati bene (o almeno credo). Ho seguito il suo Pinocchio e Peter Pan. Poi, un giorno d’estate, mi si è presentato in terrazza con la sua cartella da disegno e mi ha mostrato alcuni ritratti di donne (c’era tra questi la donna eschimese e la mamma sposata). Io ho applaudito e lui mi ha chiesto se potessi scrivergli dei testi di accompagnamento. Dopo essere caduta dalla sedia, essermi data un pizzicotto per essere certa che non stessi sognando, e dopo aver ringraziato il mio angelo custode, ho fatto finta di pensarci su tre secondi e gli ho detto che ci avrei provato. Ho scritto qualcosa, a lui è piaciuto… Ed eccoci qui.
Q: Hélène è mia cognata e anche la mia vicina! È una giornalista e quindi ho avuto più volte occasione di ammirare il suo modo di scrivere. Mi sono quindi rivolto a lei con molta naturalezza per proporle questo progetto. 

Parlateci di “Mamma”, come è nata l’idea di questo libro come l’avete realizzata. E più in generale, come si svolge il vostro lavoro insieme
H: Siamo entrambi di indole abbastanza solitaria, quindi abbiamo lavorato in parallelo. L’impulso arriva da Quentin: crea i disegni, me li mostra e poi io cerco di essere all’altezza e scrivo quello che mi ispira. All’inizio mi diceva il messaggio che aveva in mente, ma poi, col tempo, ci siamo resi conto che era bello lasciarmi immaginare da sola. Lasciava spazio alle sorprese, al divertimento. Credo che questo gli abbia anche permesso di liberarsi e di disegnare semplicemente quello che gli interessava di un soggetto, di creare l’immagine che aveva in testa. Non abbiamo per forza lo stesso ritmo: lui avanza, sforna un’immagine dopo l’altra, mentre io giro in tondo, possono volermici anche dei mesi per pensare a un testo per poi partorirlo (appunto) in un quarto d’ora su un autobus. Mi ci vuole molto tempo prima di poter fare uscire quello che ho fatto, prima che trovi il coraggio di mostrarlo, e poi a un certo punto è pronto… Questo deve avere stressato Quentin, anche se non lo ha dato a vedere; è stato molto rassicurante e so che, visto il suo temperamento più rapido, fattivo, deve avergli pesato. 
Su “Mamma”, volevamo tutti e due evitare di trasmettere un messaggio sdolcinato, volevamo mostrare diverse facce della maternità, volevamo restare sul piano reale, personale, che restasse però universale. Questa è di certo la sola regola che ci siamo dati insieme. Per il resto sono rimasta colpita dal rispetto che ha mostrato di fronte ai miei testi, non ha cambiato una sola parola e si è sempre mostrato estremamente gentile, positivo e stimolante.  
Q: Sono innamorato dei ritratti da sempre e avevo voglia di farci un libro. La mia editrice ha proposto di orientarlo sul rapporto madre-figlio per poter dare una narrazione a questi ritratti. Così che ho realizzato diversi ritratti seguendo la mia ispirazione senza i limiti dei testi. Poi Hélène ha messo delle parole sulle immagini. Certi testi raccontano bene la mia intenzione iniziale (allattamento, le lunghe notti insonni, ecc.), altri seguono l’ispirazione di Hélène. Sono tutti straordinari: Hélène ha molto talento! 

Sta per uscire il vostro nuovo libro, “Innamorati”! Raccontateci com’è
H: Si parlerà d’amore. Avevate qualche dubbio? 
Scherzi a parte, “Innamorati” funziona un po’ come “Mamma”. Tutto nasce dalle illustrazioni di Quentin. Abbiamo voluto raccontare storie, spesso attraverso il tempo. Ci siamo concessi questo divertimento. È un libro che è personale quanto l’altro e non sempre nei punti che parrebbero evidenti. Ci sono molte “me” in questi testi: quelle innamorate di Tanguy (molto. Tanto. Follemente), ma anche, più in generale, i miei valori e il ricordo di mio papà, gentile fantasma che aleggia su più di un testo, lui che mi ha trasmesso una visione di amore tenero e vero. Volevamo anche, di nuovo, dopo Mamma, mostrare quello che l’amore non è. E ricordare l’accettazione di alcuni momenti in cui amare è difficile, anche. 
Q: Dopo il successo di “Mamma” ci siamo chiesti quale potesse essere il seguito. Il tema della coppia è subito emerso perché ci permetteva nuovamente di realizzare una galleria di ritratti e al contempo di accompagnarli con una narrazione mescolata al vissuto (separazione, coppie di lunga data, ecc.) e alle emozioni. Insomma, cose da raccontare, cose da disegnare 🙂

Sia in “Mamma” che nel nuovo libro, “Innamorati”, scegliete di mostrare e raccontare come una stessa situazione, esistenziale ed emotiva, viene letta in culture ed epoche diverse.
H: Questa scelta viene da una ricerca estetica di Quentin che personalmente condivido. Ci permette di ricordare che, in realtà, le emozioni e i sentimenti sono universali e senza tempo. 
Q: Le diverse epoche e culture sono una gioia per l’illustratore, che si diverte a disegnare costumi, ambientazioni e tratti caratteristici. Ma sono i testi di Hélène che rendono ogni disegno davvero significativo al di là delle connotazioni. Questo spiega a mio avviso anche il successo del libro: ciascuno riesce a identificarsi e ritrovarsi rappresentato.

E ora, qualche curiosità! Luoghi e viaggi preferiti, libri che leggete oggi e che più amavate da bambini
H: Il mio posto preferito in assoluto è l’Italia. Ci ritorno sempre, è il mio paese del cuore. Mi ci sento profondamente a casa. Innanzitutto, perché ci ho passato tantissime estati da bambina, a Venezia, da mia nonna. La conosco benissimo, mi ci muovo senza mappe, lasciandomi guidare dai miei stessi passi. Quando ero piccola, questa città compariva nei brutti sogni in cui la vedevo sprofondare sott’acqua. Mi è capitato per anni di avere questi incubi e l’angoscia è ritornata questo autunno quando ho visto le immagini della terribile ondata di acqua alta. Torno a Venezia regolarmente per visitare la Biennale (non sono riuscita quest’anno però, e me ne duole ancora). Si dice sempre che è piena di turisti… è vero, ma non ovunque. Io ho i miei angoli dove stare in pace 😉 
Mi piacciono tantissimo le città. Come viaggio di nozze siamo stati a Roma. Anche per sciare, amo il lato italiano delle Alpi. Ho girovagato a Napoli e Pompei. Quando ero una studentessa in Erasmus, ho vissuto 6 mesi a Palermo e mi ha cambiato la vita… Quindi, immaginare “Mamma” e “Innamorati” nelle librerie italiane per me è semplicemente meraviglioso!
Oltre all’Italia, sono anche molto legata alla Côte d’Opale (tratto di costa sulla Manica della Francia settentrionale, ndr) per la sua luce, il vento, le falesie e la malinconia del mare del Nord in inverno.
Quando ero piccola, mio papà mi leggeva “Le storie proprio così” di Kipling. Fa parte dei miei più bei ricordi. Credo che sia in assoluto il mio libro d’infanzia, ne conosco ancora interi passaggi a memoria. Ho anche letto molto la Contessa di Ségur da sola, le favole classiche come “Pelle d’asino” (che sogno di scrivere con Quentin), il Piccolo Lord Fauntleroy, i romanzi di avventura del Club dei Cinque e, un po’ più tardi, il ciclo dei Tre Moschettieri. Leggevo anche gli Ernest e Célestine con il mio fratellino. Ne andavo molto fiera, perché potevo raccontarglieli da sola. 
Lavoro a casa mia, con il mio grosso gatto che dorme dentro il cassetto della scrivania e cinque o sei tazze di caffè attorno al mio computer. Sono di fronte alla finestra che dà sul giardino. Posso scorgere da lontano la finestra di Quentin (sì, siamo vicini di casa). Dopo la scuola, mio figlio o mia figlia vengono spesso accanto a me per studiare, fare le ricerche, disegnare o costruire dei Lego. Lavoriamo fianco a fianco, senza per forza parlarci ma siamo lì l’uno per l’altro (e mia figlia mi porta il caffè). Quando devo fare un reportage, scrivo nei bar tra un’intervista e l’altra. 
Q: Un luogo nel mondo: Key West (località di un arcipelago in Florida famosa per le sue Conch House, case conchiglia, color pastello, ndr). Non certo il posto più bello o il più spaesante, né il più… ma ha un’atmosfera e un’architettura che mi fa sognare… Ci ritornerò!
Uno dei miei libri preferiti: “Una storia di tutto o quasi”, di Bill Bryson. Sono curioso e cartesiano. Questo libro di divulgazione scientifica spiega con ironia il perché e il come delle cose (di quasi tutte le cose). Interessante e divertente.
Lavoro nel mio atelier, a casa, circondato dal russare del mio cane, dai disegni dei miei bambini e degli sms della mia fidanzata…

Piani per il futuro che vorreste condividere con noi? Un altro libro insieme?
H: Qualche idea nel cassetto ce l’ho. Ne ho potuto accennare giusto una mezza frase a Quentin durante un pranzo di famiglia… Vedremo. Ci chiedono in molti “Papà”. Ci sto pensando e ho già scritto dei testi per me, personali. Avrei davvero molte cose da dire, ma sono cose molto molto molto delicate, perché il mio papà non c’è più. E poi, siccome parte tutto da Quentin, bisogna che sia lui a essere ispirato. Quindi è ancora un mistero, lo scopriremo…
Per ora, ho in cantiere un romanzo d’avventura 😉
Q: Sssshhhh, è un segreto! 


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