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Davide Comunale, un archeologo sulla Magna Via Francigena

Archeologo e insegnante, Davide Comunale è autore delle guide “La Magna Via Francigena” e “Da Palermo a Messina per le montagne”. L’abbiamo contatto per farci raccontare di lui e delle bellezze della sua regione, ricca di storia e luoghi affascinanti. Buona lettura!

Davide, raccontaci di te: i tuoi studi, mestieri, interessi.

Sono un ricercatore archeologo, da due anni tornato a scuola dopo l’esperienza della ricerca di dottorato. Ho una formazione “classica” venendo da una università, Messina, specializzata nel periodo greco-romano, ma col tempo, e grazie ai cammini, ho cominciato ad appassionarmi al mondo poco conosciuto del Medioevo siciliano, i bizantini, gli arabi, i normanni conquistatori e le dinastie sveve che con Federico II rendono la Sicilia il centro dell’Europa allora conosciuta.

Lavoro in una scuola pubblica, prima liceo ora medie, e provo a educare al bello e al vero i ragazzi che mi capitano anno per anno. Posso quindi mescolare passione, ricerca e lavoro, senza perdere la passione per la ricerca, rimanendo con le mani “sporche di gesso e di lavagna”.

Amo le costruzioni Lego (perfezione e fantasia!). Sono fan di StarWars e in generale di romanzi e serie fantasy e di fantascienza. E colleziono carte geografiche antiche.

Quando hai deciso di partire a piedi per la prima volta e perché?

Sono partito nel giugno del 2007 da solo per fare il cammino di Santiago, rispondendo ad un “ex voto” fatto qualche anno prima. Ero arrivato da pochi mesi a Roma, da Messina, e avevo la necessità di prendere una pausa dal ritmo frenetico della vita di città. La mia parrocchia d’origine, a Messina, è dedicata al culto di San Giacomo Apostolo e conserva delle preziose reliquie, cosa che da sempre mi ha spinto a sognare questo percorso. La Spagna quindi era sognata prima che conosciuta.

La Magna Via Francigena: raccontaci di questo straordinario percorso.

La Magna Via è un punto di vista nuovo e differente. Fare un salto dentro una Sicilia completamente diversa dai cliché. In Sicilia non esistevano “cammini”; ci sono sempre stati molti “percorsi” di trekking ed escursionismo, ma non si conosceva cosa fossero i cammini. Abbiamo inseguito un sogno, in maniera forse un po’ folle; certamente siamo stati dei visionari che hanno visto un sistema dove prima c’erano solo esperienze singole.

Oggi, la Magna Via viene percorsa annualmente da migliaia di persone che amano camminare e relazionarsi con la gente vera e verace discendente dei Sicani (antichi abitanti della regione centro-meridionale dell’isola). Diciotto comuni e quattro diocesi che si trovano tra un mare, il Tirreno di Palermo arabo-normanna, e un altro, il Mediterraneo di Agrigento, porta dell’Africa, approdo di genti. Nonostante mi dedichi a tutta la rete nel suo complesso, la Magna Via resterà sempre la mia “via del cuore”.

Da Palermo a Messina per le montagne: un percorso per scoprire il fascino di una Sicilia nascosta. Parlaci dei suoi luoghi e delle sue bellezze poco conosciute.

Agli inizi del ‘900, il fondatore del Touring Club percorse questa via in bici. Veniva dal nord Italia e guardava la Sicilia ancora con gli occhi del grand tour settecentesco.

Per chi decide di cimentarsi con le venti tappe della via regina di Sicilia, il passaggio da un ambiente marittimo ad uno montano è qualcosa di coinvolgente e di meraviglioso.

Per chi decide di cimentarsi con le venti tappe della via regina di Sicilia, il passaggio da un ambiente marittimo ad uno montano è qualcosa di coinvolgente e di meraviglioso.

Palermo caotica e bellissima, e Bagheria con le sue ville nobiliari; gli eremi e luoghi di romitaggio sparsi tra le pendici delle Madonie; i castelli e le storie medievali a Caccamo, a Montemaggiore o sulla rocca di Sclafani e Caltavuturo; i borghi arroccati ma accoglienti, tra i più belli d’Italia, come Petralia o Gangi, la porta delle Madonie.

Distese di grano e cereali antichi, tra Nicosia e Troina, cuore agricolo e pastorale della Sicilia; parchi naturali regionali, Madonie e Nebrodi, l’uno dopo l’altro, che ti immergono in un mix di natura e cultura; chiese greco-bizantine, accanto a chiese latino-normanne a Randazzo che svettano silenziose tra le case e le preghiere dei fedeli devoti, rivali e amiche da secoli.

Boschi sconfinati e strane alchimie come a Montalbano Elicona, porta sui Peloritani, terra di fiumare e di artigiani. Tradizioni alimentari antiche: i formaggi che rotolano, a Novara di Sicilia, e i pomodori siccagni appesi ai graticci che trovi lungo le campagne di Santa Lucia e San Pier Niceto. Le memorie e i resti archeologici, storia e attualità a Rometa, e i valichi di montagna che lasciano il posto di nuovo al mare, allo Stretto di Messina, alla porta sull’Oriente.

Castroreale (foto di Marilena Manna)

C’è un particolare racconto o incontro, avvenuto lungo questi cammini, che vorresti condividere con noi?

Più che un incontro unico, posso raccontarti lo stupore e la passione vista negli occhi dei ragazzi e delle ragazze incontrati durante il cammino inaugurale della Magna Via, giugno 2017, mentre ero alla guida di un gruppo di pellegrini che la stavano scoprendo per le prima volta. La passione dei ragazzi di Corleone che vogliono tingere di colori nuovi e di emozioni positive la loro terra o la passione di Salvatore, per tutti Totò, che a Prizzi difende ancora tradizioni e cultura contadina.

La spontaneità di Francesca e di Luciano, a Castronovo, che mi raccontarono le storie della terra, delle olive, delle viti, dei mulini o la forza d’animo e l’amore rivolto alle proprie origini; di Gloria che ha deciso di rimanere e costruire famiglia proprio in un borgo dei Sicani. I passi veloci di Piero su per la montagna di Sutera a rincorrere rintocchi di campane, o la gentile premura dei ragazzi di Grotte che sognano ogni giorno mondi più colorati e possibili.

Queste storie sono la mia linfa. Lo sono state e lo sono ancora. È grazie a loro se la via esiste, se una volta riscoperta, vive.

Raccontaci dell’associazione “Amici dei Cammini Francigeni di Sicilia”. Cosa vuol dire organizzare una rete di cammini e di accoglienze al sud?

Già il nome fa pensare a modelli spagnoli di cura e impegno civico. Siamo “Amici” perché ci piaceva essere tra pari e siamo “Francigeni” per dare una matrice unica e rispettosa del Medioevo siciliano. Siamo figli della mescolanza, dell’intreccio di storie e di culture. E siamo partigiani, come dicono i nostri amici lungo “le Terre Mutate” (Marche-Umbria-Abruzzo ndr), partigiani della loro terra, che resistono.

Costruire a Sud significa resistere, abbattere muri di gomma, silenzi complici, canali preferenziali e quella certa tendenza a lamentarsi sempre che forse fa parte del nostro DNA di popoli dominati da tutti, conquistati da nessuno. “Levici manu” ci dicevano sempre, non fare, non chiedere, non provare, in una spinta a sperare sempre che l’aiuto arrivi dall’alto, che non ci sia altra formula se non quella in mano a chi comanda.

Noi abbiamo semplicemente invertito il paradigma: “mettici manu”, sporcati di polvere estiva e fango invernale, sporcati di tempo speso e regalato gratuitamente alla terra che ci ha avvolto e cresciuto, all’Isola che ti allontana e che non può non accoglierti ogni volta che la respiri. Costruire cammini col cuore ma soprattutto con la testa, organizzando reti, costruendo realtà che producono reddito e non solo emozioni.

#iocamminoinitalia: parlaci dell’iniziativa, e secondo te, perché scegliere di camminare in Italia?

Per la prima volta, dopo anni di tentativi e speranze spesso disattese, tutti i cammini realmente rappresentativi italiani, tutti i progetti, i “walk in progress” che ci sono in giro, si sono convinti che insieme siamo più forti. Insieme possiamo comunicare al grande pubblico che non è più solo “nicchia”, è sempre più una fetta importante del PIL turistico del nostro paese; insieme possiamo porre domande, interrogare le amministrazioni, ragionare sul breve e sul medio periodo sulla governance dei cammini. Insieme possiamo anche aiutare molti progetti a decollare sull’esempio delle formule che oggi in Italia riscuotono maggior successo.

E così l’intuizione di Alberto Conte e di altri grandi saggi ci ha permesso di raccontare al meglio chi siamo. Camminare in Italia quindi diventa una debita conseguenza: scoprire un Paese grazie alla mobilità lenta, al turismo di prossimità, relazionale ed esperienziale, senza andare fuori dai nostri borghi, dalle nostre regioni. Non invidiamo nulla alla Spagna e alla Francia dei cammini, ma siamo un forte attrattore internazionale, e in questo panorama la Sicilia ha un ruolo molto importante da ritagliarsi.

Presente e futuro prossimo. Un pensiero personale, dal tuo angolo di mondo.

Ho scoperto in questi mesi gli effetti del panico e della paura, il cambiamento epocale del lavoro e della scuola, ma ho anche sperimentato e innovato. Cambiare, ci insegna la storia, non è mai solo un gesto calcolato. È soprattutto un atto di fede, la speranza che ci si accorga di ciò che abbiamo perso per dargli più valore domani. Se avremo occasione di non sprecare risorse, di risparmiare tempo e concentrarlo, di investire dove più siamo carenti -sanità e istruzione- forse potremo dire di aver trasformato il “tempo perso” in “tempo liberato”. Voglio credere che gli affetti più cari con cui abbiamo convissuto in questa quarantena, le persone che abbiamo desiderato abbracciare, ogni minuto che abbiamo passato su piattaforme per le video call, siano mattoni del nostro nuovo progetto comunitario di costruzione dell’identità. Voglio crederlo e su questo continuerò a “sporcarmi le mani”.

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