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Franco Faggiani racconta il Cammino Balteo

Giornalista e scrittore, Franco Faggiani ci racconta la sua vita in montagna e l’esperienza fatta come autore della nuova guida Il Cammino Balteo. 350 km a piedi alla scoperta della Val d’Aosta, scritta insieme a Roberta Ferraris.
Un percorso che, tra antiche mulattiere, ponti, castelli e forti, segue il corso della Dora, guardando alle vette della regione “tetto d’Europa” che ospita le più alte montagne delle Alpi (Bianco, Rosa, Cervino, Gran Paradiso). 

Franco, raccontaci di te, giornalista e romanziere: come, quando e perché ti sei avvicinato alla scrittura?

La scrittura, specie quella che attinge nel viaggio e nell’avventura, ha sempre fatto parte della mia vita.
Quest’anno compio 72 anni e ho cominciato a scrivere i miei primi reportage – il primo in assoluto dalle montagne della Nuova Guinea – quando avevo 19 anni.

Ho sempre scritto, anche come giornalista (free lance per scelta, in un’epoca in cui Internet &Company non erano nemmeno stati ‘pensati’), non fatti di cronaca, ma quel che c’era dietro quei fatti. Quindi storie di persone e di luoghi, avvenimenti sociali e ambientali.

Da quelle storie ai romanzi (il primo nel 1995) il passo non stato poi così complicato. Poi, di cose da narrare ce ne sono davvero tante, “si possono scovare anche grattando il fondo dei cassetti dimenticati”, dice lo scrittore giapponese Murakami. L’importante però e individuarle.

Abiti a Milano, ma trascorri parte del tempo nella tua casa in Val di Susa. Cosa significa per te la montagna?

È la mia palestra fisica e mentale. L’ho scoperta da qualche anno nella sua dimensione orizzontale, molto più ampia, ricca e affascinante di quella verticale.

Mi spiego meglio: ho fatto tutti gli sport che portavano a salire una montagna direttamente per conquistare una vetta, una parete e a discenderla rapidamente, sempre per la via più breve. Quindi corde, ramponi, sci e quant’altro. Bello, sì, ma la concentrazione non era mai sul paesaggio, sulla natura. Era sul gesto tecnico, sull’appiglio, sulla piccozza, sul dove mettere il piede, sul garantirmi la sicurezza.

Finita questa fase ho cominciato a “corricchiare” sui sentieri guardandomi meglio intorno e adesso faccio lunghe traversate, con tutta calma, e mi godo davvero quel che c’è intorno, che non sono solo panorami, ma odori, rumori, suoni e incontri. Le vette sono solo il punto alto di passaggio, niente di più. O meglio, non sono più necessarie alla mia esperienza.

Franco Faggiani

Sei autore della guida Il Cammino Balteo, insieme a Roberta Ferraris, parlaci del tuo contributo a questo progetto

La Guida è stato un bel “mestiere” e spero di poterne fare altre. Roberta Ferraris ha fatto il lavoro duro, compresi i 350 chilometri del percorso, e a me ha lasciato le cose meno faticose, ovvero la descrizione dei luoghi o delle cose che meritano una visita non frettolosa, o un approfondimento. Su queste, oltretutto, Roberta mi ha dato lei stessa preziose indicazioni: è stata la mia guida nella Guida.

È stata davvero un bella collaborazione, ha portato anche me alla scoperta della Valle d’Aosta. Conosco da tempo la sua parte alta, anche perché sono da qualche anno un collaboratore dell’organizzazione del Tor Des Géants®, la gara internazionale di 330 km sui sentieri d’alta quota, e uno dei miei compiti e sempre stato quello di accompagnare i giornalisti che vengono da mezzo mondo in giro sulle Alte Vie 1 e 2, lungo le quali si svolge la competizione.

Non conoscevo però bene la parte bassa della Vallée, e la Guida mi ha per certi versi indotto a farlo. Per fortuna, ho avuto il tempo di andarci a più riprese poco prima che chiudessero i confini regionali; sulle
pochissime cose che non ho fatto in tempo a vedere, sono ricorso all’aiuto dei numerosi amici valdostani, trasformati nei miei “inviati speciali”.

Quale ruolo hanno nella tua vita i cammini? Raccontaci del tuo lavoro nella redazione della rivista Viaggi e Cammini

I Cammini sono una inesauribile fonte di incontri, scoperte e occasioni per pensare e, per uno che vuole scrivere storie, è il massimo! La mia ambizione è camminare su distanze sempre più lunghe, ma per poterlo fare in sicurezza bisogna essere preparati. Così, cerco di stare in movimento il più possibile. La macchina la uso solo quando davvero non se ne può fare a meno, e in città mi muovo sempre a piedi, non prendo neanche un tram.
Sottraggo ogni giorno un paio d’ore alle mie attività e cammino per una decina di chilometri. Ma non è una sottrazione, è un investimento.

La rivista “Viaggi e Cammini” – trimestrale destinato presto a diventare bimestrale – è pubblicata da un piccolo editore molto appassionato, che conosco da tanti anni. Una volta individuato il tema gli venne quasi spontaneo chiedere la mia collaborazione, vista appunto la vecchia conoscenza, la mia esperienza giornalistica lunga (se non altro per un fatto anagrafico) e la mia passione per i trekking.

Lo scopo della rivista è ambizioso: dare spazio a nuovi itinerari, anche se brevi non ha importanza, ‘educare’ il camminatore al rispetto dei luoghi e delle attività delle persone e ad essere consapevole dei propri mezzi (non basta dire: preparo uno zaino e vado. E, infine, vorrebbe riuscire a far capire, a chi lungo i cammini ci vive, come ci si può organizzare. Un cammino, per essere “redditizio” per tutti, non deve essere solo un sentiero che va da qui a laggiù, in un lungo interessante per natura e panorami; deve essere un tracciato ben segnalato, sempre percorribile, controllato, aggiustato rapidamente quando serve, fruibile da un gran numero di persone e, anche per questo, dotato di strutture, servizi e collegamenti.

Non esistono posti lontani è Il tuo ultimo romanzo, in uscita in questi giorni per Fazi Editore. Spiegaci il significato di questo titolo

Significa che si può raggiungere qualsiasi meta od obiettivo. Servono però pazienza, coraggio, consapevolezza e tenacia. Un altro motto che aveva avuto successo in un mio precedente romanzo (Il guardiano della collina dei ciliegi) l’avevo preso in prestito da Alice nel paese delle meraviglie, di Lewis Carroll: “comincia dall’inizio e vai avanti fino alla fine”. Sta a significare la stessa cosa, o comunque: fai una cosa alla volta ma falla fino in fondo. Vale anche per il cammino.

A proposito dell’ultimo libro: il filo conduttore è un lungo viaggio nell’Appennino, dalla Lombardia alla Campania. Prima di scrivere l’ho fatto davvero – molti tratti anche a piedi – in posti defilati, lontani, solitari. Il romanzo vuol essere anche un invito a riscoprire questi luoghi bellissimi e sconosciuti.

Quale idea ti sei fatto della stagione dei cammini che si apre in questo tempo segnato dall’esperienza del virus?

I cammini saranno sempre più protagonisti, direi perfino indispensabili per il rilancio dei piccoli luoghi, delle attività artigianali, delle ricchezze artistiche e paesaggistiche, delle economie locali, e quest’anno sarà un test fondamentale per tutti: per chi si avventura sui sentieri, e per chi si trova a vivere lungo di essi.

L’importante è non essere superficiali, non farsi trovare impreparati. Se vogliamo che i turisti dal passo lento tornino – specie gli stranieri, più spartani di noi, ma anche decisamente più attenti al dettaglio – le distanze e le direzioni devono essere quelle indicate, il numero di telefono del b&b deve essere quello giusto e gli orari dei mezzi pubblici devono essere rispettati. L’avventura si vive meglio in condizioni di sicurezza e di affidabilità.

 

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    Per primi abbiamo pubblicato la Guida al Cammino di Santiago, titolo bestseller oggi giunto alla 12ma edizione.
    Tra i nostri libri più amati e conosciuti: La grande fabbrica delle parole, albo illustrato da Valeria Docampo e la serie Dory Fantasmagorica, di Abby Hanlon.

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