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Anch’io una pensatrice “a testa in giù”, come Beatrice Sottosopra

Ama scrivere e disegnare da quando era bambina. Diventare un’autrice di libri, per Shelley Johannes, è un sogno d’infanzia diventato realtà!
Ci racconta come, in questa intervista. Da leggere insieme ai nostri figli. Che magari nutrono la stessa passione….

Shelley, raccontaci di te: quando e come è successo che hai deciso di diventare autrice/illustratrice?
Da bambina sognavo di scrivere o disegnare, come mestiere, ma in realtà non ero convinta che fossero realmente delle opzioni praticabili! Quando però è arrivato il momento di scegliere il college, ho deciso di studiare Architettura: un buon compromesso tra lavoro pratico e creativo, così, e piano piano, ho acquisito fiducia nelle mie capacità. Il percorso dall’architettura ai libri ha poi richiesto ben quindici anni… periodo in cui ho insegnato in una piccola scuola di design, sono diventata illustratrice freelance, ho avuto due bambini e intrapreso collaborazioni con alcuni editori locali. Il momento in cui per la prima volta ho immaginato il personaggio di Beatrice, ho finalmente capito che era arrivato il tempo di essere coraggiosi e di trasformare il mio sogno di bambina in qualcosa di reale.

Come funziona, quando ti metti a lavoro? Come riesci a combinare il processo di scrittura con l’illustrazione?
Per me, parole e immagini sono sempre strettamente legate. La storia può nascere tanto in un modo quanto nell’altro: a volte seguo l’ispirazione attraverso il disegno, e altre invece sono le parole a guidarmi.

Quando ti è venuto in mente per la prima volta il personaggio di Beatrice Zinker?
Un giorno, sul web, ho letto una massima dello sceneggiatore Joss Whedon:

“Ciò che ti rende strano, è probabilmente la tua più grande dote”.

Le sue parole sono rimaste impresse nella mia memoria, perché erano così controintuitive, rispetto al modo in cui vivevo la mia vita. Avevo trascorso tutta la mia infanzia pensando che gli aspetti strani del mio carattere  non erano altro che difetti, da silenziare, nascondere, mimetizzare. Ho deciso di mettere alla prova questa teoria, smettere di censurare i miei pensieri bizzarri, e anzi farli emergere. Il giorno seguente, ho ritratto Beatrice per la prima volta. Ero in libreria con i miei bambini, quando si è lasciata cadere dal pavimento, a testa in giù, con le sue tipiche movenze ninja.
Mettere alla prova la teoria di Joss Whedon mi ha dato la possibilità di rappresentare e celebrare la mia “stranezza”. E Beatrice ne è il felice risultato.

Com’eri, all’età di Beatrice? Pure tu una “pensatrice a testa in giù”?
Come Beatrice, da bambina ho trascorso un sacco di tempo a testa in giù. Guardavo la TV, facevo i compiti e leggevo libri sempre a testa in giù. Amavo penzolare dal letto e pianificare dove avrei messo i mobili se avessi potuto vivere sul soffitto. Però ero molto introversa e tenevo la mia creatività e le mie intuizioni tutte per me, sempre ben celate. In realtà, dal di fuori assomigliavo di più alla sorella maggiore di Beatrice, Kate, ossessionata dalla scuola e continuamente impegnata a sentirsi perfetta. Da adulta, ho lasciato che il lato di me somigliante a Beatrice prendesse più spazio.

Ad aprile uscirà in Italia il nuovo episodio di Beatrice SottoSopra, “Missione top secret” e tra i nostri lettori c’è molta attesa. Vuoi darci qualche ghiotta anticipazione?
Sono così felice di sapere che “Missione top secret” arriverà presto in Italia! In questo secondo episodio della serie, l’esuberanza di Beatrice la fa finire in un’aggrovigliata ragnatela di pensieri sottosopra, ed è così divertente vedere come lei riesca a scombinare le cose prima che l’Operazione Sottosopra venga distrutta. Faranno capolino due nuovi personaggi: il gentile e creativo Wes, e la misteriosissima Sam. Amo entrambi tanto quanto amo Beatrice e Lenny, e non vedo l’ora che i lettori li conoscano!

Com’è il posto dove lavori di solito?
I disegni mi piace realizzarli in un piccolo studio ricavato nella mia abitazione. Amo quello che ho intorno: pareti scure, in contrasto con la luce e il colore dei libri sugli scaffali.

Per contro, scrivo quasi sempre fuori casa. Tra le mura domestiche mi distraggo troppo facilmente, mentre nei luoghi pubblici, per quanto affollati, riesco a mantenere la concentrazione. Per ogni libro su cui inizio a lavorare adotto una nuova postazione. Per esempio, ho scritto il primo episodio di Beatrice in uno Starbucks – principalmente, perché il personale che lavora lì è sempre molto accogliente. Per “Missione top secret” ho scelto un bar vicino alla scuola dei miei bambini. Il terzo episodio sta prendendo forma in un locale specializzato in sandwich!
Adoro prendermi delle pause mentre scrivo, e fare schizzi delle conversazioni che avvengono intorno a me.

Curiosità: libri preferiti di quando eri bambina e cosa ti piace leggere ora. E, se ti piace viaggiare: un luogo del cuore.
Nessun libro definisce meglio la mia infanzia di “Anna dai capelli rossi”. Amo il fatto che il suo mondo immaginario sia grande tanto quanto quello reale, e che lei abbracci a cuore aperto la vita nonostante le sofferenze che ha subito. Quando più avanti ho letto “Filo magico”, di Mac Barnett e Jon Klassen, Annabelle mi ha ricordato tutto ciò che ammiro di Anna, e questo mi ha dato una spinta in più a lavorare su Beatrice ben prima che fosse pubblicata.
Viaggiare è uno dei vantaggi inaspettati dell’essere un autore. New York è la mia meta preferita! Questa città mi “riattiva” e mi ispira sempre qualcosa di nuovo.

Hai nuovi progetti che ti andrebbe di condividere con i tuoi lettori qui in Italia?
Attualmente sto portando a termine l’ultima revisione di quello che sarà il mio albo illustrato d’esordio negli Stati Uniti. Cambiare formato e provare alcuni materiali nuovi è stato un processo rigenerante. Inoltre, ho appena terminato di lavorare al terzo volume di Beatrice! Si intitola “Sabotage” e ci sono dentro cose bellissime… come i balli latinoamericani, la breakdance e la blackout poetry ( “poesia cancellata”, consiste nello scegliere le parole e le frasi più interessanti in un articolo di giornale, leggendolo non solo dall’alto in basso, ma in ogni direzione si desideri. Poi, con un pennarello nero si cancella quello che non interessa e si lasciano visibili solo le parole che ispirano la propria vena poetica. Ndr).
Cuore della storia sarà -neanche a dirlo- un misterioso sabotaggio!

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