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Due premi e il SuperPremio! La nostra giornata alla cerimonia degli Andersen 2023

Su e giù dal palco. Ovvero, come è andata che abbiamo vinto tre premi Andersen, in questa quarantaduesima edizione del premio.

È il 27 maggio, a Genova è scoppiata l’estate, arranchiamo per la piazza Matteotti arroventata, verso Palazzo Ducale, dove si tiene la cerimonia di premiazione. 

Benjamin Gottwald, l’autore di Sdeng Bum Splash! (miglior libro senza parole) arrivato per l’occasione da Amburgo, mi ha subito confessato di essere molto nervoso per questa premiazione. Lo sono anche io, sono tesa ed emozionata, ma lì per lì, per cercare di tranquillizzarlo, ostento nonchalance: non c’è da preoccuparsi, gli dico, la cerimonia non è niente di così formale. 

Però quando entriamo nel salone del Minor Consiglio, che ha fatto da parlamento alla Repubblica di Genova, con gli stucchi dorati, gli affreschi, le tele, Benjamin mi lancia uno sguardo sgomento, e non ha tutti i torti. “Be’, almeno qui dentro non fa caldo”, gli dico per consolarci. 

Una delle cose più belle del premio Andersen è che, con tutte le categorie che ci sono, la premiazione diventa una specie di mega raduno di persone che lavorano intorno ai libri per bambini: autori, illustratori, traduttori, editori, redattori, uffici stampa, librai, giornalisti. Tutte persone a cui io vedo che è rimasto, qualunque sia la loro età, un nonsoché di bambino. Per avere scelto di dedicare giorni e giorni e mesi e anni a questo lavoro, non può essere che così.  E quindi per me è un piacere sentire uno dopo l’altro gli interventi di ciascuna e ciascuno. 

Poi arriva il momento del “Migliore albo illustrato”, delle nostre Caramelle magiche, scritto e illustrato da Heena Baek. 

Mi scrollo di dosso la tensione, salgo sul palco, racconto che gli aggettivi che ho sentito dire più spesso da chi ha letto questo albo sono “diverso”, “nuovo”, “sorprendente”, “strano”. Noi stessi, parlandone in fase di scouting, lo abbiamo definito così. Non solo per le illustrazioni, veri e propri mondi in 3D costruiti e fotografati dall’autrice con studio maniacale, ma anche per la visionarietà della storia. 

Il protagonista si chiama Dong dong, è un bimbo timido, solitario, che gioca da sempre da solo. Un giorno compra un sacchetto di biglie, scopre che in realtà sono caramelle, e che gli permettono di sentire la vera voce o i pensieri della cose e delle persone che ha intorno, a partire dal divano, passando per il cane, il papà che sembra sempre arrabbiato, le foglie autunnali che cadono. E questa giornata, in cui per magia riesce ad entrare davvero in contatto con ciò che gli sta intorno, gli cambia la vita.

Io credo che sia un’esperienza comune a tutte le persone, di tutte le età, grandi, piccoli, anziani, la solitudine, la sensazione che il mondo sia muto, o inaccessibile, e il desiderio, il sogno che invece il mondo ci parli, che si riveli. Che il tuo papà scorbutico ti dica che ti vuole bene. È un bisogno di entrare in connessione con le cose e con le persone che in modo più o meno consapevole sentiamo tutti. È anche una premessa importante per uscire dal proprio guscio: Dong dong alla fine della storia, dopo aver avuto la possibilità di ascoltare davvero le voci degli altri, mangia l’ultima caramella, che è trasparente, e la voce che esce questa volta è la sua, e lui la usa per rivolgersi a un altro bambino e chiedergli di giocare insieme.

In questo modo l’autrice ci racconta quanto più ricca, più autentica possa essere anche l’espressione di noi stessi, se impariamo ad ascoltare gli altri e a metterci nei loro panni. È un tema che è sempre stato caro a Terre di mezzo, e quindi siamo contentissimi che la giuria del premio Andersen abbia deciso di accompagnare questo albo con questo premio. 

Subito dopo è il momento del “Miglior libro senza parole”. Torno sul palco con Benjamin, lui ringrazia Terre di mezzo, Andersen, Il Goethe Institut Genua, è contento, grato, ma ammette anche di essere una persona di poche parole (del resto, ha fatto un libro di 180 pagine dove di parole non ce n’è neanche una…).  E allora, con il mio aiuto nella traduzione dall’inglese, invita il pubblico al gioco di Sdeng Bum Splash: guardare un’immagine e farne il suono. E così al nostro 3, 2, 1 tutta la platea si lancia in un gorgheggio così ben riuscito che sembra preparato prima.

Sul palco: Benjamin Gottwald, Giulia Genovesi (foto Mara Pace per Premio Andersen)

Proprio come è successo durante la premiazione, Sdeng Bum Splash! è un libro che crea un vero e proprio spazio di gioco, di immaginazione e di incontro. Uno spazio in cui possono stare insieme bambine e bambini di diverse età, provenienze, lingue, e abilità di lettura. E per questo siamo molto orgogliosi di averlo portato in Italia. 

Ascoltiamo ancora tante parole piene di intelligenza e di emozione, come quelle di Francesco d’Adamo (“Migliore scrittore”), che ribadisce che lui scrive “per adulti che hanno provvisoriamente 13 anni”, o il discorso divertente di Sergio Ruzzier, premiato come Protagonista della cultura dell’infanzia, che propone di istituire anche un premio all’Antagonista della cultura per l’infanzia. 

E poi è l’ora dell’annuncio del SuperPremio Andersen. Io oramai mi sono messa comoda, ho la convinzione che il vincitore sia stato segretamente avvisato prima, e quindi sono sicura di non dover fare più niente. 

A Barbara Schiaffino portano una busta rossa, che contiene il nome del vincitore. È un po’ gonfia per contenere solo un foglio. Barbara la apre e inizia a dire “Il vincitore del Super Premio Andersen Gualtiero Schiaffino è…” ma invece che tirare fuori un foglio, tira fuori delle cose piccole, colorate, e inizia a lanciarle in aria. Daniela Carucci, che è seduta accanto a me, si gira e mi dice: “Sono caramelle”. Ed è proprio così, Le caramelle magiche ha vinto anche il Super Premio Andersen! Non ci capisco più niente, ma la mia collega Elena mi dice che sì, devo salire di nuovo sul palco. Oltre ad Anselmo Roveda e Barbara Schiaffino che hanno condotto tutta la premiazione ci sono anche gli altri membri della famiglia Schiaffino, tre generazioni, emozionati anche loro. E anche Penny (del magico mondo di Penny), la più giovane votante della giuria. Per fortuna c’è anche Elena, a cui chiedo di prendere il microfono, perché io a questo non punto non so più cosa dire. E mi cade anche per terra un pezzo della statuetta del premio.

Sul palco: Barbara Schiaffino (Andersen), la bookblogger Penny, Giulia Genovesi ed Elena Acerbi (Terre di mezzo). Foto Mara Pace per Premio Andersen.

Quando riprendiamo il treno siamo stanchi, sfatti, sudaticci, ma contenti, orgogliosi di tornare con tre statuette (integre e non!).

Giulia Genovesi, editor di “Le caramelle magiche” e “Sdeng Bum Splash!”
Foto in testata e a corredo: Mara Pace per Premio Andersen

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    Terre di mezzo editore è una casa editrice fondata a Milano nel 1994.
    Pubblica ogni anno più di 100 titoli. Tra le collane principali ci sono: L’Acchiappastorie albi e narrativa per bambini e ragazzi, i Percorsi a piedi e in bicicletta, I Biplani, racconti di grandi autori illustrati da artisti di fama, i manuali creativi delle Ecofficine.
    I primi grandi bestseller sono stati la guida al cammino di Santiago de Compostela e La grande fabbrica delle parole, di Valeria Docampo.
    Negli ultimi anni ha portato in Italia le serie di Dory Fantasmagorica e Cane Puzzone, ha pubblicato più di 40 guide ai cammini italiani e ha dato alle stampe i testi di Paolo Cognetti e Erri De Luca impreziositi dalle illustrazioni di Alessandro Sanna, e di Wislawa Szymborska con Guido Scarabottolo, e Claudio Piersanti con Lorenzo Mattotti.

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