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Via Padova sul palco del Piccolo

Mercoledì 25 maggio – Via Padova sale sul palco, con le sue storie, i suoi problemi, le sue ricchezze. Non è certo la prima volta, ma questa è diversa: perché il palco è quello del Piccolo Teatro (di via Rivoli 6) e perché lo spettacolo, “Via Padova e oltre”, è il frutto della rielaborazione di 120 ore di interviste a chi in questa strada ci vive e ci lavora.“Non è un ghetto, ma un laboratorio, qui ci sono le sfide che Milano deve affrontare nei prossimi anni“, dice Daniela Airoldi Bianchi, anima del Teatro Officina insieme a Massimo De Vita: sono loro due che hanno dato vita al progetto che coinvolge 14 associazioni della zona e impegna una decina di attori (solo alcuni professionisti) e l’Orchestra di via Padova che suona, dal vivo, la colonna sonora

L’appuntamento è per il 31 maggio, ore 21: l’ingresso è gratuito, ma bisogna prima prenotare e andare a ritirate i biglietti al Piccolo Teatro. “Racconteremo le storie degli immigrati italiani che sono arrivati negli anni ’50 e ’60 e poi quelle degli immigrati di oggi, stranieri di decine di nazionalità diverse“, spiega Massimo De Vita. 

Dai ricordi delle persone anziane arrivate dal meridione riemergono le angherie subite. “Erano accusati di non aver voglia di lavorare, c’era chi si lamentava degli odori dei loro cibi, chi non si fidava ad affittargli la casa -aggiunge Massimo De Vita-. Come appunto avviene ora con gli stranieri”.

Lo spettacolo si apre con il dialogo fra un milanese e un siciliano, al termine del quale arriva la 56, l’autobus che percorre tutta via Padova, dal quale scendono i nuovi immigrati che raccontano la loro storia e dialogano tra loro. Un testimone narra quel che ha visto la sera in cui è stato ucciso il giovane Aziz (il 13 febbraio 2010), da cui scaturirono gli scontri con le forze dell’ordine e, nei giorni successive, l’emanazione delle ordinanze coprifuoco. “Mi colpisce il fatto che oggi nel punto in cui è morto non ci sia nulla che lo ricordi -sottolinea Massimo Latronico, direttore dell’orchestra di via Padova-. In questa strada succede tutto e poi tutto si dimentica”. 

Il palco è circondato da sagome di soldati: “Ad un certo punto con la scopa li tiro giù tutti -spiega Massimo De Vita-. Non è una mancanza di rispetto verso le forze dell’ordine, ma voglio sottolineare che non si garantisce la sicurezza solo con le divise”. 

Il finale è di speranza: due giovani con il loro personale computer (“i nuovi tamburi”, come li definisce Massimo De Vita) inviano messaggi di pace e di solidarietà in tutto il mondo. E gli spettatori potranno scrivere su aeroplanini di carta i loro messaggi e lanciarli in sala. 

Di me tempo fa ho scritto: "Cammino molto e sono un giornalista. Le due cose si sposano bene, perché mi piace l'idea che un giornalista debba consumare le suole delle scarpe". Ora giro per Milano anche in bici e quindi consumo pure i copertoni. Scrivo su Redattore Sociale e mi trovate su Facebook.

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