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Il cammino dei miracoli: un’opera musicale su Santiago

Path of Miracles Santiago il cammino dei miracoli Festival Mito

Path of Miracles (Il cammino dei miracoli) è un’opera musicale per coro e orchestra ispirata al Cammino di Santiago e andata in scena in prima esecuzione assoluta in Italia al Festival MiTo 2019 (Conservatorio Giuseppe Verdi, Torino, 12 settembre).

Racconta l’autore, Joby Talbot:

Path of Miracles è un pellegrinaggio musicale che mi ha richiesto tre anni e mezzo di lavoro. Dopo che Gabriel Crouch mi aveva parlato di una sua idea, condivisa con Nigel Short, per un nuovo pezzo sul pellegrinaggio medievale a Santiago di Compostela, venni portato a una sessione di registrazione di Tenebrae nella Chiesa del Tempio di Londra, dove fui letteralmente messo al tappeto dall’assoluta bellezza del suono di questo impareggiabile ensemble. Poi seguì un viaggio nel nord della Spagna con mia moglie Claire e mio figlio Maurice, di appena un anno: in dieci incantevoli giorni (e un incidente in macchina da dimenticare) abbiamo visitato molti dei più significativi punti del Camino, e tra questi le sue chiese più imponenti: l’abbazia di Roncisvalle, alle pendici dei Pirenei, e le enormi cattedrali di Burgos, León e Santiago. Le impressioni suscitate da questi luoghi sono divenute le basi per il concepimento musicale dell’opera.

COME È COMPOSTA L’OPERA
I quattro movimenti di Path of Miracles sono intitolati con i nomi delle quattro principali tappe obbligate del Camino francés, anche se i contenuti testuali dei movimenti si estendono oltre la mera caratterizzazione geografica. Nel corso di tutto il lavoro citazioni da vari testi medievali vengono intrecciate con passaggi della liturgia romana e con versi di poesie di Robert Dickinson, il librettista. Dopo l’esclamazione, di grande impatto, dell’inno del pellegrino tratto da Dum pater familias, viene brevemente descritta – in greco, latino, spagnolo, basco, francese, inglese e tedesco – la decapitazione di San Giacomo per mezzo della spada del re Erode, dapprima cantata da un controtenore solista che si staglia sui lunghi cluster tenuti dal coro. Segue il resoconto sulla scoperta del corpo del Santo a Compostela, circa ottocento anni dopo la sua morte a Gerusalemme e il successivo trasferimento dei resti su una imbarcazione fatta di pietra e senza timone. Le persistenti dissonanze del secondo movimento riflettono sia le avversità del cammino, ormai percepite intensamente dopo l’iniziale euforia vissuta a Roncisvalle, sia il personale senso di disagio provato dal compositore nel visitare Burgos. La musica arranca vistosamente nel corso di quella che è la parte più difficile del viaggio, arrestandosi regolarmente per recuperare il fiato e alleviare il passo. Man mano che il viaggio raggiunge oltre la metà del percorso, l’ostacolo del dolore è stato oltrepassato e le preoccupazioni del pellegrino sono state davvero abbandonate. Come nel movimento precedente, si avverte una pulsazione quasi ipnotica, come una camminata imperterrita e continua, ma i passi hanno perso la loro pesantezza. Nel frattempo in Galizia la temperatura si raffresca, aumenta l’altitudine e comincia a piovere. I villaggi passano come ombre mentre la strada sembra salire all’infinito, e alla prima vista di Santiago, chilometri a valle dalla sommità del Monte do Gozo [sic], la musica si ritrae nell’interiorità, prima di deflagrare in un’esplosione di gioia. Si ascolta ancora l’inno del pellegrino, eseguito con il grado di venerazione e riflessione che può provare solo chi ha portato a termine un viaggio così lungo, ed è presto trasformato in una festa di primavera dai Carmina Burana. Path of Miracles (Il cammino dei miracoli), come molti pellegrinaggi, non finisce a Santiago. Il viaggio a Finisterre, il luogo in cui le porte del paradiso sono sottili come un velario, conduce a un epilogo musicale riflessivo, un postludio rasserenante dopo la festa di Santiago. Qui l’inno del pellegrino si ascolta, ora in inglese, per l’ultima volta, ripetuto all’infinito, evanescente oltre l’orizzonte.
© Gabriel Crouch

NOTE STORICHE
L’itinerario di pellegrinaggio cattolico più antico e longevo al mondo venne formalmente riconosciuto dal Vescovo di Compostela Diego Gelmírez al principio del XII secolo; un itinerario “cattolico”, ma da sempre fatto proprio anche da fedeli di molte altre religioni. Questo “Camino francés” era infatti già in fase di costruzione molto tempo prima che il corpo di San Giacomo venisse rinvenuto a Iria Flavia, nella provincia della Coruña, e trasportato a Santiago di Compostela, dove giace tuttora, agli inizi del IX secolo; lo era ancor prima che il Santo cominciasse la sua vita di servizio, da principio come apostolo e poi come predicatore in Spagna, nel I secolo. Parte del percorso infatti transita ancora oggi lungo le solide strade romane che erano state usate per conquistare e colonizzare il nord dell’Iberia. Per i pre-Cristiani, questa strada seguiva il percorso della Via Lattea, e avrebbe condotto i viandanti sino alla fine della terra. Secoli più avanti, era usata dai Mori per raggiungere gli avamposti della Spagna settentrionale, finché non vennero ricacciati indietro da Carlo Magno, e servì dunque da arteria per il consolidamento del Rito romano e l’epurazione del suo antecedente ispanico. Al giorno d’oggi è percorsa da turisti, viaggiatori ed esploratori, così come da credenti cattolici e persone attirate dal punto di vista spirituale. Le tradizioni musicali di questo pellegrinaggio risalgono alla metà del XII secolo, quando venne costituita una raccolta di testi attribuita al Papa Callisto II, tutti dedicati al culto di San Giacomo. Questo cosiddetto “Codice Callistiano” venne concepito per rispondere alle necessità dei devoti e dei pellegrini di Santiago e consta di cinque libri. Il primo contiene intonazioni liturgiche, ivi incluse quelle per i due giorni di festa dedicati a San Giacomo: la Festa della Passione di San Giacomo, il 25 luglio, e la Festa della Traslazione delle spoglie dell’Apostolo, il 30 dicembre. Il secondo e il terzo volume descrivono i ventidue miracoli di San Giacomo e il viaggio del corpo del Santo fino a Santiago. Il quarto libro narra la sconfitta dei Mori di Spagna ad opera di Carlo Magno, mentre l’ultimo volume fornisce indicazioni per l’aspirante pellegrino sui percorsi, i pericoli e le usanze del pellegrinaggio. Di importanza paragonabile a tutto questo c’è poi un’appendice che contiene musica composta con una tecnica che allora stava appena cominciando a diffondersi in diverse zone dell’Europa: benché sia raro l’impiego di più di due voci, si tratta di una raccolta davvero significativa di musica polifonica. E qui, in questa sezione finale del Codice, si ritrova il più famoso dei canti giacobiani, il Dum pater familias. È su quest’inno che si fonda la diffusione del culto di San Giacomo, composto di versi latini di preghiera al Santo interposti a un ritornello multilingue che rappresenta i molti idiomi sentiti sulla strada per il suo santuario: 5 Herr Santiagu, Grot Sanctiagu, (Signore S. Giacomo, grande S. Giacomo, Eultreya esuseya, Deius aia nos. ora e sempre Dio ci aiuti.) Il Camino francés costituisce l’asse centrale di una rete di percorsi di pellegrinaggio diretti a Santiago. Chi intende percorrerlo si ritrova a Roncisvalle, una piccola città nel nord della Spagna, ai piedi dei Pirenei, che in primavera diventa una vera Babele, visto che vi si incrociano pellegrini da tutto il mondo in procinto di partire in direzione sudovest. I pellegrini portano con sé un particolare passaporto (spesso si tratta dell’unico oggetto di proprietà che non viene abbandonato lungo il viaggio) e si impegnano nell’impresa – una tradizione che dura da 850 anni – di seguire le frecce colorate di giallo e individuare i tipici segnali a forma di conchiglia collocati lungo il cammino per segnalare la presenza di una pensione ospitale e ben disposta nei loro confronti. Lungo la via, fanno tappa in alcuni dei tanti santuari, i più importanti dei quali sono le cattedrali di Burgos e di León; ai piedi di una croce in ferro vicino ad Astorga usano gettare una pietra portata da casa. La strada li conduce attraverso le terre desertiche tra Burgos e León e poi nel territorio collinare e piovoso della Galizia: e lì, così come si trasforma il paesaggio, altrettanto accade al pellegrino. Uno di loro scrive: «Ti sei lasciato alle spalle la vita vissuta prima… Le date diventano insignificanti; il giorno è dato semplicemente dal passaggio del sole da un lato all’altro, dalle tue spalle all’orizzonte che hai davanti… E poi abbandoni tutte le preoccupazioni. Tutte tranne una: se tu e i tuoi piedi resisterete fino a sera». © Andrea Kirby, 1996

Fonte: MiTo 2019. Traduzioni di Simone Solinas.

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