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Santiago e non solo: ecco gli “hospitaleros” che tengono vivi i cammini

“Ti metti in cammino per Santiago, vieni accolto con calore negli ostelli e ti viene voglia di ricambiare”. Bruno è un veterano dei volontari hospitaleros, donne e uomini di ogni età che dedicano una quindicina di giorni all’anno nella gestione di una delle strutture “a donativo” che offrono ai pellegrini un letto e, spesso, anche cena e colazione. Non c’è un prezzo, ogni pellegrino lascia poi un’offerta, in base a quel che ritiene giusto e a quel che può. Il 25 luglio è il giorno di San Giacomo e vogliamo raccontarvi l’esperienza di quei volontari che lungo i Cammini per Santiago (ma ora anche sulla via Francigena) mantengono viva una forma di ospitalità semplice e disinteressata (senza nulla togliere a chi lo fa di mestiere, investendo risorse proprie nelle strutture). “Cerchiamo di creare un clima di condivisione, i pellegrini devono sentirsi come a casa propria e spesso finisce che aiutino in cucina, oppure ad apparecchiare la tavola o a lavare i piatti”, spiega Bruno, da pochi giorni tornato dal suo turno all’“Albergue Peregrinos Domenico Laffi” a El Burgo Ranero nella regione di Castiglia e Leòn. La giornata del volontario hospitaleros comincia all’alba e finisce verso mezzanotte: c’è da preparare la colazione, salutare i pellegrini che partono, pulire e sistemare letti, stanze e bagni, fare la spesa, accogliere nel pomeriggio i nuovi pellegrini, preparare la cena, parlare e ascoltare tutti. “È un lavoro duro duro duro -scandisce Laura- che ti dà tantissimo. Non siamo pazzi, incontri un’umanità variegata, capace di vivere in pace e amore nonostante quello che succede nel mondo. Si decide di fare i volontari per dare qualcosa di se stessi e si finisce per ricevere di più”.


Nel giorno di San Giacomo lungo il Cammino si celebra un’unica ininterrotta festa. “Mi è capitato di fare la volontaria proprio in questi giorni -ricorda Laura-. In ogni paesino in cui ci sono strutture di accoglienza, gli abitanti organizzano pranzi comunitari, così che i pellegrini che man mano arrivano possono mangiare e stare insieme. C’è un bellissimo clima di festa. Al mattino inoltre ci sono la messa e la processione”.

I requisiti per diventare volontari hospitaleros è quello di aver fatto almeno una volta il Cammino di Santiago oppure, da qualche anno, una parte della via Francigena o uno dei cammini francescani. Bisogna inoltre seguire un corso che dura un paio di giorni. In Italia una delle realtà che organizza i corsi è Accoglienza Pellegrina, associazione che conta circa 500 volontari. “Nasciamo come costola dell’organizzazione degli Hospitaleros voluntarios del Camino de Santiago -spiega Roberta, volontaria che fa parte del direttivo di Accoglienza Pellegrina-. Oggi è possibile fare il volontario hospitalero sia in Spagna che in Italia. Attualmente siamo presenti in Italia in cinque strutture lungo la via Francigena”. Esistono corsi simili, organizzati da altre enti, in diverse parti del mondo: dalla Francia alla Germania, dagli Stati Uniti all’Argentina. Ogni anno i volontari danno la loro disponibilità specificando il periodo e per la Spagna l’organizzazione degli Hospitaleros voluntarios del Camino stabilisce turni e destinazioni. Per l’Italia ci pensa Accoglienza Pellegrina. “È molto importante il requisito dell’aver già fatto un cammino -aggiunge Laura-. Chi è stato pellegrino sa meglio di chiunque altro quali sono i bisogni dei pellegrini”.
“Essere accoglienti è come essere un albero, che offre mele e ombra senza chiedere chi sia colui che ne usufruisce”, dice Immacolata Coraggio che ha fatto più volte il Cammino di Santiago e la Via Francigena (anche partendo da Canterbury). È stata volontaria hospitalera e nel 2016, insieme al suo compagno Franco Steri, ha aperto la Domus Peregrini, in quel di Montefiascone, nel cuore della Tuscia, in un punto in cui il percorso della via Francigena (dal Gran San Bernardo a Roma) e quello della via Romea Germanica (dal Brennero a Roma) coincidono. Immacolata e Franco hanno aperto la loro casa ai pellegrini. Anche qui lo stile è a donativo. “Per fortuna passano molti meno pellegrini di quanti non ne passino in un ostello in Spagna -sottolinea Immacolata-. Ma dal punto di vista psicologico è molto più impegnativo ora rispetto a quando facevo la volontaria. Qui è ogni giorno, da volontaria era solo per quindici giorni. Vivo una continua altalena di emozioni e sentimenti. E i pellegrini sono cambiati. Ora i cammini sono molto più conosciuti e diffusi e quindi arrivano persone più esigenti e forse meno in sintonia con lo stile originario dei pellegrinaggi. Ma la sfida è anche questa: mettersi in gioco per essere accoglienti con tutti”.

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