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Lavorare meglio disegnando male, con Alessandro Bonaccorsi

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CAPIRE – COMUNICARE – COLLABORARE CON IL DISEGNO

Sono i tre grandi temi affrontati in “Lavorare meglio disegnando male”, il nuovo manuale di Alessandro Bonaccorsi, già autore de “La via del disegno brutto”.

Tutti invitati all’incontro con l’Autore: il 21 febbraio alle ore 19 da Verso Libri (Milano, Corso di Porta Ticinese 40).

Il libro è diviso in tre macro-sezioni:
– Costruire un linguaggio visivo = CAPIRE+COMUNICARE
– Disegnare in ufficio = CAPIRE (e analizzare)
– Disegnare con i colleghi = COLLABORARE (e comunicare).

Un insolito argomento? Provare per credere, sostiene l’autore, invitandoci a sperimentare, da soli e poi nel luogo di lavoro:

Secondo me il disegno è davvero un potente agente di cambiamento! Il mio sogno è di vedere questo libretto giallo fluorescente sulle scrivanie delle aziende e degli uffici di mezza Italia, insieme a pennarelli e dita sporche: ché la creatività, il divertimento, l’immaginazione entrino a far parte delle competenze necessarie ad ogni impiegato, manager, segretaria, docente, contabile, dirigente per svolgere il proprio lavoro.
Gli adulti non disegnano, e meno che mai in un luogo di serietà e utilità estrema come il posto di lavoro. Nessun manager potrebbe stringere la mano di un altro manager con le mani sporche di pennarelli; eppure, quello che voglio dimostrare con questo libro è che disegnare al lavoro non solo è possibile, ma è utile a migliorare il modo di lavorare.

Di certo ci vuole coraggio, per fare cose che tutti reputano inutili (per esempio: disegnare in ufficio). Siamo educati all’utilità di ogni gesto, a valutare il risultato di ogni azione. C’è bisogno di rompere gli schemi. E magari acquisire nuovi elementi di conoscenza. Bonaccorsi ci regala un (utile!) approfondimento: eccolo pubblicato qui di seguito. Buona lettura (e buon disegno).

Comunicare con il disegno: il linguaggio grafico

Persi nella notte dei tempi, gli uomini che abitavano l’Europa durante l’era Glaciale iniziarono a tracciare i primi simboli. Dovevano avere un significato quei segni, perché erano molto diffusi, addirittura nelle grotte di tutto il mondo venivano usati: forse sono un patrimonio grafico che ci portiamo dentro fin dall’inizio.

Ci volle qualche decina di migliaia di anni perché alcuni popoli tra i più evoluti iniziassero a rappresentare con il disegno ciò che li circondava (il mondo esteriore) e ciò che percepivano, sentivano, pensavano (il mondo interiore). Di lì a poco, ovvero nel giro di duemila anni, quei segni si sarebbero rarefatti o complicati, perdendo il loro significato iniziale e trasformandosi in qualcosa di astratto. E il salto agli alfabeti fu questione di qualche secolo.

L’essere umano, da sempre, usa dei simboli per comunicare e per rappresentarli, deve disegnarli. Il linguaggio parlato è troppo effimero, vago per poter rappresentare molti concetti e soprattutto sembra essersi evoluto in tempi evoluzionisticamente abbastanza recenti; il linguaggio gestuale è limitato anch’esso. Nella lunga storia dell’uomo il linguaggio grafico, quindi la produzione di segni e simboli che avessero un significato, deve essere stata una rivoluzione incredibile, un salto enorme verso il progresso.

Il linguaggio grafico ha il vantaggio di essere duraturo e di poter essere veduto da molte persone più volte; per memorizzarlo meglio lo si può trascrivere. Una volta poi stabilito il codice con cui si costruiscono i simboli, sarà facile associare ad ogni simbolo un significato, e quindi ricordarlo, soprattutto se il codice è costituito da qualche decina di simboli.

Il linguaggio verbale e quello gestuale sono molto più difficili da ricordare e, spesso, anche da capire.

Queste poche considerazioni di buon senso sembrano dare un vantaggio incredibile al linguaggio grafico, tanto che, una volta associato in modo coerente con un sistema di segni complesso come l’alfabeto, divenne lo strumento principale per veicolare la conoscenza. E da quel giorno di oltre 4000 anni fa, il progresso scientifico e di pensiero sono qui per testimoniarlo.

Tutti noi siamo quindi in grado di apprezzare i vantaggi di un linguaggio grafico, eppure sembriamo essercene dimenticati. Il mondo intorno a noi ci parla attraverso dei simboli dei quali ignoriamo spesso origine e significati. Basta sollevarci la maglietta e dare un’occhiata all’etichetta per il lavaggio, oppure alle icone dei nostri smartphone, alla bolletta della luce, ai segnali stradali: viviamo immersi in un linguaggio grafico perenne.

Credo quindi sia importante per tutti noi non soltanto conoscerlo, ma soprattutto capirne i meccanismi per poterlo utilizzare e trarne benefici, ad esempio, quando lavoriamo.

Come possiamo farlo?

Ridisegnare i segni e i simboli in cui siamo immersi sarà già un valido aiuto per capirne la struttura e, a volte, per rivelarne l’origine.

Facendo un passo avanti potremmo arrivare a creare un linguaggio grafico, veloce da comprendere, che possa migliorare la comunicazione di una azienda o di una organizzazione. Attraverso un processo guidato è possibile far creare alle persone che lavorano per quell’azienda, in modo partecipe, un linguaggio grafico condiviso: ognuno ne porta già una parte dentro di sé, il resto è da tirare fuori e costruire in modo coerente, affinandolo sia dal punto di vista visivo che dei significati.

Sono convinto che arricchire la comunicazione testuale – spesso fraintendibile, scritta male e in velocità – con un sistema di simboli condiviso e ben conosciuto (all’interno di un’azienda o di un gruppo di lavoro) possa davvero portare dei vantaggi tangibili nelle pratiche quotidiane del lavoro.

(Sarebbe bello trovare un’azienda o una organizzazione disposta a sperimentare la costruzione di un linguaggio grafico).

Questo è uno dei tanti approfondimenti possibili a partire dal libro “Lavorare Meglio Disegnando Male”

Foto e testo: Alessandro Bonaccorsi

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