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La via del disegno brutto, come è nato il libro

La via del disegno brutto Alessandro Bonaccorsi

L’autore, Alessandro Bonaccorsi, racconta come la sua idea di “disegno brutto”, condivisa e cresciuta grazie all’esperienza dei corsi in tutta Italia, è poi approdata da noi in Redazione per diventare un libro! Buona lettura (e buoni scarabocchi).

Il primo libro importante che ho pubblicato, quello che sapevo sarebbe stato più letto, commentato, possibilmente amato.

Sono passati nove mesi da quando è uscito e devo dire che ci si sente più forti con un libro fatto alle spalle, perché scrivere un libro (quindi idearlo svilupparlo modellarlo e anche disegnarlo) è una fatica improba, quasi come costruire una casa di legno con le proprie mani, un’impresa da pioniere della prateria.

Posso dire che impegnarmi nella scrittura di un libro è stato salutare. Sintetizzare tutto quello che avevo in testa e fissarlo nelle pagine di carta ha liberato spazio nella mia mente che così può generare e sviluppare altre cose, altri progetti, altre idee…

Quando giunge il momento in cui il libro arriva in libreria ci si aspetta anche che restituisca tutto l’affetto e il sonno che gli hai regalato, che sappia camminare con le sue gambe e che ogni tanto ti chiami dalla cabina telefonica di qualche posto lontano, esotico, per raccontarti qualcosa di strabiliante.

Ed è così che è andata, anche se una delle prime persone che mi ha scritto lo ha fatto da una grande libreria di Verona, ma va bene lo stesso, per me Verona è un po’ lontana ed esotica. Poi lo hanno fatto molti altri incontrando il libro, sempre con entusiasmo e con parole profonde; non mi scrivono mitomani ma nemmeno fan (quindi “fan-atics”), piuttosto persone che si muovono in modo obliquo per cambiare qualcosa della società in cui viviamo e che amano il libro perché dà loro speranza, forza e supporto: alcuni lo fanno a scuola, altri in piccole imprese, altri in ospedale o nelle aziende grandissime, qualcuno mentre studia, altri mentre sorseggiano tisane godendosi la pensione.

Ho scoperto, prima con i corsi poi con il libro, che i Non Disegnatori che amano il Disegno Brutto sono tanti e di tutti i tipi. So che la maggior parte sono donne, per lo più simpatiche e qualcuna pure mossa da una sana follia. Hanno voglia di esplorare nuovi mondi e di trovare vie laterali: credo vadano in giro la domenica per i borghi solo per perdersi nelle stradine antiche, inciampando nei ciottoli, con la speranza che svoltando un angolo appaia la meraviglia, pur sapendo in fondo che la meraviglia è nel cercarla, la meraviglia.

Mi chiedo quindi se aver scritto un libro può cambiarti la vita…

Forse sì, anche se non hai scritto Harry Potter.

Ad esempio, adesso, quando entro in libreria, cerco il mio libro di nascosto, senza farmi vedere; se lo trovo, alle volte, lo metto sopra agli altri perché si veda di più oppure cerco di capire in che reparto è stato messo e se lo vedo in vetrina, magari prendo coraggio e ringrazio il libraio o la libraia. È successo tante volte di vederlo in vetrina, credo sia per il bel rosso che abbiamo scelto, credo sia per lo scarabocchio con il cappello che è lì che ride… adesso, mentre scrivo, mi accorgo che ricorda lo spaventapasseri del “Castello errante di Howl” e forse qualche disegno di Tim Burton, nel caso mi fa piacere, perché in quel libro ci sono caduti frammenti e ricordi di ciò che amo, che è il disegno ma anche tutto ciò che li gira intorno.

E dato che il disegno può tutto, tutto è ciò che ci gira intorno.

Sono corso in edicola quando lo sapevo sul giornale e mi ha fatto piacere sapere che qualcuno si sarebbe incuriosito di un gatto scarabocchiato che campeggiava sopra la firma di un famoso intellettuale, studioso di semiotica, che anche lui ha amato la fitta rete di rimandi e rimbalzi che crea il caos del Disegno Brutto.

Ad un giornalista che mi intervistava, una volta ho detto che il corso era figlio delle mie letture di Peter Kolosimo, del Tao e di Majakovsky: volevo sviarlo, ma in realtà quelli erano i confini e dentro c’era tutto ciò che mi era servito per idearlo.

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(foto: Frizzifrizzi)

Quindi posso dire che mi incuriosisce sapere che il libro, una mia creazione (per quanto non creda nell’autorialità, ma questo è un discorso complesso che non mi va di affrontare qui), se ne vada in giro a parlare con persone che non conosco e che lo metteranno in borsa, lo porteranno con sé, gli apriranno le porte di casa loro e gli doneranno il calore delle loro mani e l’amore con l’attenzione dei loro sguardi… lo ammetto, un po’ sono geloso, ma poi penso che meglio così, che vada lui in giro, lui che può farsi copia e tiratura, ché io sono già spappolato così tra i corsi e le presentazioni. Meglio far viaggiare i pensieri mettendoli sui libri che portarli in giro di persona ché costa fatica e poi la bocca tradisce spesso il cuore e la mente.

Mi sono accorto che la Via tracciata con il Disegno Brutto è molto più lunga e tortuosa di quel che credevo e ancora non so dire dove mi porterà. Il libro è qui con me, fiammeggia da una parete del mio studio, e ogni tanto mi ricorda che sta camminando e che continua a portare scarabocchi nelle mani di chi vuole l’obliquità.

Intanto la Via è tracciata e spero continui a chiamarmi, sul mio duplex rosso (con cui ormai non posso più chiamare, ma solo ricevere), dalle cabine telefoniche di tutta Italia per dirmi che le persone stanno bene quando leggono e disegnano le sue pagine.

Se stanno bene loro, sto bene anch’io.

Alessandro Bonaccorsi

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